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Friday, December 1, 2023

LA NATURA E GLI UOMINI

Mentre tutta la natura si trasforma, si consuma, invecchia, si decompone e scompone nella sua forma assorbendosi tutta nella materia cosmica, gli uomini tormentati dalla paura di morire e indottrinati dalle religioni, si sono convinti che la natura non li sottoponga alle stesse leggi, bensì abbiano una forma di trattamento individuale, che si chiama vita eterna.
Nel nostro universo grazie alla disintegrazione di una cosa, un’altra può avere inizio, può sorgere la diversità. Può apparire la bellezza e così si compie l’evoluzione della Realtà cosmica. Una vita finisce sempre per morire, e una morte è sempre fonte di principio, di essere e di vita.
In natura le nozioni di bene e del male, di bontà e malvagità, di virtù e di vizio, di grazia e di peccato, di castigo e legalità, di moralità e immoralità, di giustizia e di ingiustizia, di morte e di vita, non hanno senso. Questi concetti sono stati sviluppati principalmente dagli esseri umani ad uso interno per darci una regola di vita. In natura tutto accade non soltanto naturalmente ma anche necessariamente.
Nella vita disgrazie e cataclismi, apocalissi non sono solo all’ordine del giorno, ma rispondono anche all’ordine della necessita e non ammettono alcun giudizio di valore né alcuna qualifica morale.
La morte non è altro che la manifestazione naturale fondamentale per il buon funzionamento e per la perfezione globale dei dinamismi che tengono in esistenza la realtà nel nostro universo.
Nella concezione dell’essere umano di Goethe questi viene ritenuto un’entità naturale e soprannaturale, naturale in quanto l’umanità è un prodotto della natura, soprannaturale in quanto attraverso il nostro potere concettuale noi allarghiamo la possibilità della natura permettendole di raggiungere attraverso noi stessi la capacità di riflessione come accade nella filosofia, nell’arte e nella scienza.

Da un articolo di Albino Michelin del 2023
Sintesi ed adattamento di ColosseoNews

DIE NATUR UND DER MENSCH

Während die gesamte Natur sich wandelt, verschleißt, altert, verfällt und sich in ihrer Form zersetzt und alles in die kosmische Materie aufnimmt, haben sich die von der Angst vor dem Sterben gequälten und von den Religionen indoktrinierten Menschen eingeredet, dass die Natur sie nicht denselben Gesetzen unterwirft, sondern dass sie eine Form der individuellen Behandlung haben, die man ewiges Leben nennt.
In unserem Universum kann durch den Zerfall einer Sache eine andere beginnen, kann Vielfalt entstehen. Schönheit kann erscheinen, und so wird die Evolution der kosmischen Wirklichkeit vollendet. Ein Leben endet immer im Tod, und ein Tod ist immer eine Quelle von Anfang, Sein und Leben.
In der Natur sind die Begriffe Gut und Böse, Tugend und Laster, Gnade und Sünde, Strafe und Legalität, Moral und Unmoral, Gerechtigkeit und Ungerechtigkeit, Tod und Leben bedeutungslos. Diese Begriffe wurden von den Menschen hauptsächlich für den internen Gebrauch entwickelt, um uns eine Lebensregel zu geben. In der Natur geschieht alles nicht nur natürlich, sondern auch notwendigerweise.
Im Leben sind Unglücksfälle und Katastrophen, Apokalypsen nicht nur an der Tagesordnung, sie entsprechen auch der Ordnung der Notwendigkeit und lassen kein Werturteil oder eine moralische Qualifikation zu.
Der Tod ist nichts anderes als eine natürliche Erscheinung, die für das reibungslose Funktionieren und die allgemeine Perfektion der Dynamiken, die die Realität in unserem Universum aufrechterhalten, grundlegend ist.
In Goethes Menschenbild ist der Mensch sowohl ein natürliches als auch ein übernatürliches Wesen, natürlich insofern, als der Mensch ein Produkt der Natur ist, übernatürlich insofern, als wir durch unsere Gedankenkraft die Möglichkeiten der Natur erweitern, indem wir sie durch uns zur Reflexionsfähigkeit befähigen, wie es in Philosophie, Kunst und Wissenschaft geschieht.

Aus einem Artikel von Albino Michelin aus dem Jahr 2023
Synthese erweitert und angepasst von ColosseNews

Wednesday, December 29, 2021

PENSIERI DI UNA CANDELA

«Ora mi avete acceso e guardate la mia luce. Vi rallegrate del mio splendore, del calore che dono. Sono felice di poter bruciare per voi. Se non fosse così, sarei forse deposta in una vecchia scatola di cartone, da qualche parte - inutile, inutile. Ho un significato solo dal fatto che brucio.
Ma più a lungo brucio, più mi accorcio. So che ci sono solo due possibilità per me: o rimango nella scatola - intoccata, dimenticata, nel buio - o brucio, divento più corta, do via tutto quello che ho a favore della luce e del calore. Così io vado verso la mia fine.
Eppure, trovo che sia più bello e più significativo poter donare qualcosa piuttosto che rimanere fredda, triste in una scatola …
Rifletti, è lo stesso per voi esseri umani!
O vivete ritirati, state per conto vostro - e rimanete nel freddo e nel vuoto - o vi avvicinate alle persone e date loro il vostro calore ed amore, allora la vostra vita acquista un significato. Ma per questo devi dare via qualcosa di te stesso, qualcosa della tua gioia, del tuo calore, della tua risata, forse anche della tua tristezza.
Insomma, solo chi si dona diventa più ricco. Solo chi rende felici gli altri diventa lui stesso felice. Più bruci per gli altri, più te stesso diventi luminoso. Credo che molte persone siano tristi solo perché hanno paura di essere una luce per gli altri. Una sola luce che brucia vale più di tutta l'oscurità del mondo.
Quindi, lasciate che io, una piccola candela, vi dia un po' di coraggio».
 

Autore: Adalbert Ludwig Balling
Traduzione Tedesco – Italiano: ColosseoNews
Natale 2021

Thursday, June 25, 2020

RESURREZIONE TOLSTOJ

Resurrezione (1899) è l’ultimo romanzo di Lev Tolstoj. L’ultimo e, secondo il parere di molti, il più grande. Sebbene la maggioranza della critica consideri Guerra e pace (1869) ed Anna Karenina (1877) i due massimi capolavori dell’eccezionale scrittore russo, la superiorità di Resurrezione rispetto ad essi risalta già dalle primissime pagine.
L’incipit di Resurrezione è prorompente.

«Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l’erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano i nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. Allegre erano le piante, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini. Ma gli uomini – i grandi, gli adulti – non smettevano di ingannare e tormentare se stessi e gli altri. Gli uomini ritenevano che sacro e importante non fosse quel mattino di primavera, non quella bellezza del mondo di Dio, data per il bene di tutte le creature, la bellezza che dispone alla pace, alla concordia e all’amore, ma sacro e importante fosse quello che loro stessi avevano inventato per dominarsi l’un l’altro»

L’incipit di Resurrezione è sorprendente perché già nel 1899 Tolstoj mette sotto accusa l’uomo che con il suo comportamento violento e irresponsabile deturpa la terra con la combustione di combustibili fossili e la deforestazione. Un monito inascoltato, ma oggi nel XXI secolo Il cambiamento climatico è una realtà che sta provocando uno sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di biodiversità che sostengono la nostra vita.
 
Nell‘incipit di Resurrezione traspare inoltre un sentimento di profondo amore per la natura ed un incondizionato legame con la Terra che ha sempre condizionato l’animo ambientalista del popolo russo. Un tratto che fa di Tolstoj uno dei grandi precursori dell’ecologia.

In Resurrezione sono presenti numerosi accenni al Tolstoismo, la filosofia religiosa concepita dallo scrittore russo. I tolstoiani sono essenzialmente pacifisti e difendono appieno la non-violenza in tutte le circostanze; essi basano la loro condotta sugli insegnamenti morali di Cristo contenuti nel Discorso della Montagna, dunque sulla “non-violenza per contrastare il male” e “l’amore per il prossimo”. Secondo Tolstoj la religione deve tornare ad una dimensione terrena, immediata, permettendo all’uomo di fare il bene in questa vita. Ogni altro accenno a fantasiosi aldilà è deleterio e vano. Influenzato da Tolstoj, anche Gandhi portò avanti questa stessa linea di pensiero lottando in maniera non-violenta per la liberazione dell'India.

Sandro
23 giugno 2020

Tuesday, December 26, 2017

IL TRAMONTO DI UN MITO

Un uomo nasce in una parte della superficie della terra. La sua vita corporale si chiude bruscamente con la condanna capitale. Ma la vita delle sue opere, delle sue parole, continua, si amplia, diventa milioni e milioni di vite, imprime del suo sugello secoli di storia. L’uomo è diventato un mito, è diventato una parte della coscienza universale: ha conquistato l’immortalità, quella immortalità che solo i laici ammettono, ed è il perpetuarsi di una alta parola, di un esempio sublime di vita morale nel mondo, nelle coscienze degli uomini che sono nati dopo e ancora nasceranno nel mondo.

Una civiltà nuova si chiama dal nome di quell’uomo. La civiltà nuova era una necessità storica, era contenuta potenzialmente nella precedente civiltà, ma quell’uomo ha trovato, ha saputo esprimere con parole immortali quella necessità e pertanto ne ha aiutato la nascita e la diffusione. Ha lanciato nel mondo greco-romano una idea-forza: la differenza di sangue, di razza non è causa di disuguaglianza tra gli uomini: gli uomini sono eguali. Perché figli di uno stesso padre, perché macchiati di una stessa colpa, perché costretti ad un’eguale necessità di purificazione per il raggiungimento di una vita che è la vera vita, e non è di questo mondo.

Milioni di uomini, che prima si credevano essi stessi inferiori, hanno sentito l’uguaglianza. Questi milioni di uomini hanno incominciato a riflettere sulla propria natura, sulla propria coscienza. La formula della loro redenzione era venuta da un uomo, morto in un certo luogo per aver affermato quel principio. Gli uomini hanno semplicemente, ingenuamente identificato la loro coscienza con quell’uomo, con quel luogo. Hanno materializzato un fenomeno che era solamente ideale.

Per quell’uomo, per quel luogo, si sono ammazzati a vicenda, hanno sopportato sacrifici, hanno acceso roghi, hanno inventato torture. Ma il mito, la materializzazione dell’idea, andò sempre più purificandosi delle scorie mortali e contingenti. Altri uomini si sacrificarono. Essi affermavano che era la coscienza umana stessa che si era liberata, che, avendo riconosciuto se stessa e l’energia propria, aveva rotto i ceppi e le catene.

L’uomo che era stato deificato, che aveva assunto una grandezza fittizia e artificiosa, ritornò semplicemente uomo, assertore di verità, propagatore di verità, martire della verità. Il testimonio della divinità diventò testimonio di umanità, di migliore, più perfetta umanità. E il fine che gli uomini propongono alla loro attività andò sempre meglio fissandosi e non fu più un fine ultraterreno, un’altra vita, ma fu anch’esso umanizzato, modernizzato. E l’immortalità da raggiungere fu l’immortalità terrena anch’essa, in quanto gli uomini si accorsero che essi continuerebbero a vivere nelle coscienze, nel ricordo dei loro successori in quanto per questi successori avessero lavorato, migliorando il presente perché ancor migliore fosse l’avvenire.

Così il mito andò dissolvendosi. La luce che un tempo sembrò agli uomini che irradiasse da un sepolcro da Gerusalemme, gli uomini s’accorsero che invece irradiava dalle loro coscienze, dalla loro volontà, dalle loro stesse opere.

 Antonio Gramsci
22 dicembre 1917

Cento anni dopo
Sintesi di Sandro
22 dicembre 2017

Saturday, May 7, 2016

ETICA E RELIGIONE

La religione è il complesso di credenze e di atti di culto che collega la vita dell'uomo a un ordine superiore e soprattutto alla divinità, intesa come fine ultimo di tutte le cose. L’uomo, da sempre, cerca di rispondere alla domanda disperata sul senso della vita e di svelarne il mistero oltre la morte. Si è confrontati con lo spirituale. Non ci sono risposte terrene a queste domande, c’è solo una possibilità: affidarsi alla fede come scelta ed atto individuale.
Nella storia popoli e culture hanno dato vita alle religioni le quali, malgrado la loro pretesa di universalità, sono state spesso strumentalizzate dal potere secolare e religioso. Esse hanno così tradito il loro compito di pace e fratellanza affidatogli dal loro Dio unico e universale. Il cristianesimo nel medioevo è stato vittima del potere temporale e dell’oscurantismo della chiesa dei papi. L’islam oggi è strumentalizzato da despoti e fanatici che fomentano il fondamentalismo nella forma più estrema e disumana.

Pace, giustizia, amore, speranza sono valori universali condivisi da tutti. Questi valori non piovono dal cielo, essi sono intrinsechi nella natura di ogni essere umano. Una scintilla di luce è donata con la vita a tutte le creature al momento della loro nascita. L’etica mondiale si basa su questi presupposti ed oggi di fronte alla crisi delle religioni rappresenta un valore prezioso, che valorizzato e professato, può dare vita ad un rinascimento globale. Questa è la visione condivisa e presente nel pensiero e nelle opere di uomini guida del nostro tempo che nell’etica vedono il modello di riferimento più adatto delle religioni a migliorare la vita su questo mondo.

Nel linguaggio filosofico, per Etica s’intende ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane. (Enciclopedia Treccani)

Hans Küng Etica mondiale
La Fondazione per l'etica mondiale (Weltethos Stiftung) nata nel 1995 su iniziativa del teologo e filosofo svizzero Hans Küng porta avanti un progetto in cui si afferma:

«Questo unico mondo ha bisogno di un unico ethos fondamentale; questa unica società mondiale non ha certamente bisogno di un'unica religione e di un'unica ideologia, ha però bisogno di alcuni valori, norme, ideali e fini vincolanti e unificanti. »

Affinché la vita su questo mondo possa svilupparsi e progredire all’insegna della pace, tutte le società e tutti i popoli hanno bisogno di una base di valori fondamentali condivisi. Tutto ciò indipendentemente dalla cultura, religione o nazionalità.

Hans Küng afferma e mette in evidenza che tutte le religioni mondiali e tutte le teorie umanistiche e filosofiche hanno in comune gli stessi valori morali fondamentali. Testimonianza ne è “la regola d’oro”: «tutto ciò che volete che gli altri facciano a voi, voi fatelo a loro» che si ritrova in tutte le culture e tradizioni. Ne consegue che i canoni dell’etica mondiale „Weltethos“ non devono essere scoperti in quanto essi già esistono, tuttavia essi debbono essere continuamente affermati, insegnati e vissuti.

Albert Schweitzer Etica = rispetto per la vita
Nel quadro del suo pensiero teologico e filosofico Albert Schweitzer sostiene che c’è etica soltanto dove c’è umanità, cioè dove l’esistenza e la felicità di ogni singolo essere umano vengono rispettate.
Soltanto un sistema di pensiero nel quale l’atteggiamento del rispetto per la vita diventi una forza ha la capacità di far sorgere in questo mondo un’epoca di pace. Citazione:

«È necessario l’avvento di una nuova rinascita, molto più profonda del Rinascimento per il quale siamo usciti dal Medioevo: una grande rinascita. Soltanto una cultura veramente etica può dare senso alla nostra vita e preservarci dalla distruzione provocata da guerre orribili, prive di senso. Soltanto questa cultura può far sì che nel mondo si instaurino condizioni di pace.»

Dalai Lama un etica aldilà delle religioni
Il Dalai Lama sostiene che l‘etica è più importante della religione. Citazione da “L’appello del Dalai Lama per un’Etica secolare e per la Pace“

«In nome delle religioni, da millenni, il potere e la violenza vengono esercitati e legittimati. Le religioni sono state e sono spesso intolleranti. Per il raggiungimento di fini politici ed economici, la religione viene spesso abusata e strumentalizzata anche da massime autorità religiose. Per questi motivi io sostengo che oggi nel 21o secolo, è necessaria una „nuova etica“ aldilà di tutte le religioni. Un „etica secolare“ che sia d’aiuto per tutti, e sappia raggiungere anche il numero crescente di atei ed agnostici di questo mondo. Più importante della religione è la nostra Spiritualità, luce del nostro essere, un dono che ci fa conoscere e desiderare l’amore, il bene e l’empatia indipendentemente da quale religione noi apparteniamo.
Sono convinto che gli esseri umani possono vivere senza religione, ma non possono fare a meno di valori guida, non possono vivere senza etica. L’etica e non la religione è intrinseca nella natura umana».
(Dharamsala, Marzo 2015)

Il primato dell‘Etica
La storia insegna che in questo mondo non c`è stata pace tra le religioni e questo è stato un fattore che ha impedito anche la pace fra le nazioni. Alla religione il compito di collegare la vita dell'uomo a un ordine superiore e soprattutto alla divinità, ma su questo mondo è necessario affermare il primato di un Etica Mondiale. I valori dell’etica sono quelli che uniscono e possono evitare incomprensione, intolleranza e conflitti. L’insegnamento e l’applicazione dell’etica costituiscono la base di cui ha bisogno ogni singolo individuo nel suo breve viaggio terreno. Alla religione il compito di occuparsi del dopo!

Sandro
Maggio 2016

Sunday, September 18, 2011

Incontro con Kazantzakis

Nikos Kazantzakis nasce a Creta nel 1883, dopo aver completato gli studi in legge ad Atene si trasferisce a Parigi dove segue le lezioni del filosofo francese Henri Bergson. In questo periodo nasce la sua ammirazione per il pensiero di Nietzsche e per l’insegnamento di Buddha.
Tornato in patria si dedica alla traduzione di opere filosofiche, lavora come giornalista, compie numerosi viaggi ed ottiene importanti incarichi pubblici dal governo Greco (ministro dell’Educazione senza portafoglio e Segretario generale dell’ Educational Council of Unesco a Parigi). Le sue opere e il suo pensiero fanno di lui uno dei maggiori scrittori e poeti greci del XX secolo.

L'opera centrale nella produzione di Kazantzakis è il poema “Odissea” pubblicata nel 1938. Nel dopoguerra pubblica una serie di romanzi che sono da annoverare tra le sue opere più famose: “Zorba il Greco”, “Cristo di nuovo in croce”, “Capitan Michele”, “L'ultima tentazione” ed “Il poverello di Dio” sulla vita di Francesco d’Assisi.

Per il suo pensiero ed i suoi romanzi “Capitan Michele” e “L'ultima tentazione” Kazantzakis viene perseguitato dalle chiesa greca ortodossa. “L'ultima tentazione” è posto all’indice dalla chiesa cattolica romana nel 1954.

Le trasposizioni cinematografiche “Colui che deve morire” (1957) tratto da “Cristo di nuovo in croce” per la regia di Jules Dassins, “Zorba il Greco” (1964) di Michael Cacoyannis interpretato magistralmente da Anthony Quinn e “L'ultima tentazione di Cristo” diretto da Martin Scorzese portano il lavoro di Kazantzakis all'attenzione del pubblico internazionale.

Kazantzakis muore a Friburgo in Germania nel 1957. Nonostante le resistenze delle autorità religiose ortodosse in Grecia, il funerale dello scrittore fu celebrato con il rito religioso. In segno di riconoscenza ed omaggio, il governo greco dispose inoltre la sepoltura del grande cretese nel Bastione di Martinenga che fa parte della fortezza veneziana di Heraklion a Creta.

L’epitaffio sulla sua tomba presa dall’Odissea recita:


Non spero nulla. Non temo nulla. Sono libero

Per il nostro incontro con lo scrittore ho scelto l’Ascetica, un saggio composto da Kazantzakis nel 1923. L’opera è importante perché fornisce al lettore gli elementi base della concezione e della conoscenza del mondo, di Dio e della morale che l’autore ha poi sviluppato nei suoi romanzi. Lo scopo di questa introduzione all’Ascetica, arricchita da brani del testo originale tradotti in italiano, è di ridestare l’interesse per il pensiero di Kazantzakis, un autore che purtroppo in Italia è poco pubblicato. L’unica traduzione in italiano dell’Ascetica risale al 1982 ed è opera di Giovanni Bonavia, edizioni Città Armoniosa. La traduzione in inglese con il titolo “The Saviourd of God” di Kimon Friar è reperibile in Internet.

Citazione di Haris Papoulis:
“L’Ascetica è l’espressione lampante dell’acume di Kazantzakis. È costituita da sole 100 pagine ma racchiude la sapienza di 100 libri. È veramente una guida preziosa all’esercizio filosofico. Vi è riassunto tutto il percorso dello spirito umano, unificando il materialismo estremo all’idealismo romantico, favorendo il progresso dell’uomo, la vita come lotta contro la finitezza che non puo accettare etichette né limitazioni, tipiche di ogni corrente filosofica.”

Citazione di Giovanni Bonavia:
“Nell’Ascetica Kazantzakis ci narra dell’uomo, anzi di tutta la Natura, anzi di tutta la Terra, anzi dell’Universo intero che tende l’orecchio ad udire l’Urlo di Dio in ogni più intima fibra, in ogni più risposta molecola della materia. E ci descrive lo sforzo, la lotta senza tregua che Uomo e Natura e Terra e Universo compiono per liberare Dio in pericolo, Dio che soffoca. L’ascesa verso una sempre maggiore Libertà di Dio, verso la Salvezza di Dio non ha fine.”

ASCETICA
Salvatores Dei

Inizio
Esprime le due concezioni opposte della creazione. La necessità del negativo, la morte accanto allo splendore della positività dell’essere che tende all’immortalità. Queste concezioni opposte si ritrovano anche nella Bibbia come teologie e sono tutte e due vere, perché è vero l’ordine ed è vero il disordine. Il loro insieme genera l’antinomia che è alla guida del mondo.

Veniamo da un abisso buio. Ritorniamo in un abisso buio. Chiamiamo vita lo spazio luminoso che intercorre tra di loro. Appena nati s’inizia il nostro ritorno, contemporaneamente l’inizio ed il ritorno, ogni attimo moriamo. Per questo molti hanno proclamato: lo scopo della vita è la morte!
Ma appena nati iniziamo il nostro impegno per creare, comporre, trasformare la materia in vita; nasciamo in ogni momento. Per questo molti hanno proclamato: lo scopo della vita effimera è l’immortalità!
Negli organismi temporaneamente vivi due correnti entrano in lotta: a) l’ascesa verso la creatività, verso la composizione , verso la vita, verso l’immortalità. b) la discesa verso la decomposizione, verso la materia, verso la morte.

Preparazione, i tre doveri
Il primo dovere è rendersi conto dei limiti della mente ed accettarli.

Tutto ciò che io vedo, ascolto, assaggio, odoro e tocco è una creazione della mia mente. Senza inutili ribellioni devi vedere ed accettare i limiti della mente umana.

Il secondo dovere è quello del cuore che osa oltre il corpo e la mente per udire la chiamata dell’Invisibile. Il cuore è l’organo spirituale per eccellenza, tramite esso l’uomo cerca di arrivare alla dimensione dello spirito.

Se la mente non può, non è compito suo tentare l’uscita eroica e disperata oltre i confini, allora se solo lo potesse il cuore!

Il terzo dovere è quello di liberarsi dall’ingenuità della mente che crede di poter mettere in ordine tutte le cose e spera di sottomettere i fenomeni e liberarsi dal terrore del cuore che cerca e spera di trovare l’essenza delle cose. Bisogna vincere la speranza e salire molto più in alto, bisogna compiere il grande balzo per arrivare alla dimensione dello spirituale, dove noi siamo più del mondo, noi siamo liberi.

La mente si adatta. Essa vuole riempire la sua prigione, il cranio, di grandi opere, scolpire sulle pareti motti eroici, dipingere sulle sue catene le ali della libertà.
Il cuore non si adatta. Mani battono sulla parete al di fuori della propria prigione, esso ascolta le grida del richiamo d’amore che riempiono l’aria; ed il cuore riempito di speranza risponde agitando le catene; in un lampo esso crede che le catene si siano trasformate in ali.
Ma subito il cuore ricade sanguinante, ha perso di nuovo la speranza, ed è afferrato ancora dalla Grande Paura.
Il momento è maturo: lascia il cuore e la mente dietro di te, vai avanti, fai il terzo passo.(…)
Vinci sull’ultima e più grande delle tentazioni: la speranza. Questo è il terzo dovere.(…)
Il nostro corpo è come una nave che salpa in profonde acque blu. Quale è la nostra meta? Il naufragio!
Il tuo dovere, con calma, senza speranza, con coraggio, è di dirigere la tua nave verso l’abisso. E dire : Niente esiste!(…)
Ora lo so: Non spero nulla. Non temo nulla. Ho liberato me stesso dalla mente e dal cuore, sono salito molto più in alto, sono libero. Ciò è quello che voglio. Nulla di più io voglio. Cercavo la libertà.

La Marcia
Dentro di noi c’è una forza, un’energia incontenibile che vuole liberarsi dalla prigione della materia, dai vincoli del nostro essere, dalle limitazioni della natura.
Siamo chiamati ad una lotta per esprimere, liberare Dio che soffoca in noi e nell’umanità intera. Liberare Dio che in questo mondo freme rinchiuso in ogni molecola della terra.
L’Urlo che improvvisamente prorompe è il segnale per l’inizio della lotta, la parola d’ordine per iniziare la mistica marcia. L’Urlo ci costringe a metterci in cammino ed a scegliere la via. L’uomo s’incammina sulla via in salita e lo fa per salire più in alto, per rispondere alla chiamata di Dio, per unirsi a lui come compagno di battaglia in una mitica marcia.

Ma improvvisamente un urlo straziante dentro di me: “Aiuto!”. Chi ha gridato?
Raccogli le tue forze e ascolta; il cuore intero di un uomo è un urlo. Appoggiati al petto per sentirlo; qualcuno dentro di te lotta e grida. (…)
Questo è il momento decisivo. Questa è la parola d’ordine d’iniziare la Marcia. Se non odi questo Urlo strapparti le viscere, non metterti in cammino.
Quale dei due cammini eterni devo scegliere?
Dei due, scelgo il cammino in salita. Scelgo il cammino in salita perché in quella direzione mi spinge il cuore. “Su! Su! Su!” grida il cuore, e io lo seguo con fiducia.
Inizia la tremenda, mistica Marcia. (…)
L’Urlo dentro di me annuncia una mobilitazione. Grida:
”Io, l’Urlo, sono il Signore tuo Dio! Non sono un rifugio. Non sono speranza e casa. Non sono il Padre, non sono Figlio, non sono Spirito. Sono il tuo Generale! (…)
”Tu sei il mio compagno di battaglia. (…)
“Ama il pericolo. Qual è l’impresa più difficile? Quella io voglio! (…)
“Sii sempre irrequieto, insoddisfatto, anticonformista. Qualsiasi abitudine diventi comoda, distruggila! Il più grande di tutti i peccati è l’appagamento. (…)
Mi piego e ascolto questo grido di guerra in me.
Sì, sì. Io non sono nulla. (…)
Ma in me un Urlo immortale, superiore a me, continua a gridarmi. Che lo voglia o no, anche io sono, senza dubbio alcuno, parte dell’Universo visibile e invisibile. Noi siamo tutt’uno. Le forze che lavorano entro me, le forze che mi spingono a vivere, le forze che mi spingono a morire sono sicuramente anche le sue forze.
Nel mondo non sono un oggetto fluttuante, privo di radici. Sono terra della sua terra e respiro del suo respiro.

La Visione
L’essenza di Dio è lotta, questa è la visione. Chi gode di questa visione ha il dovere di asservire il proprio Io ai tentativi divini lungo il cammino dell’Invisibile. In un vortice cosmico, le forze contrastanti che esistono nell’universo lottano per la vita e la morte. Noi siamo come ogni altro essere vivente al centro del vortice e con noi è il Dio che fa nascere e distruggere ogni cosa.

Hai sentito l’Urlo e sei partito.(…)
Il dolore non è l’unica essenza del nostro Dio; nemmeno la speranza in una vita futura od in quella terrena, neanche la gioia e la vittoria. L’essenza del nostro Dio è la LOTTA. Dentro questa lotta si dispiegano e lavorano eternamente il dolore, la gioia e la speranza.(…)
Qualcuno sta salendo con difficoltà una segreta e pericolosa ascesa.Fatica, lotta con tenacia per salire. Ma una forza contraria glielo impedisce: Qualcuno scende con molta fretta una segreta e facile discesa.(…)
Ecco come nascono i corpi, ecco come si crea il mondo, e come si bilanciano dentro gli esseri viventi queste due forze contrarie.(…)
Sono anche io, come ogni cosa viva, al centro del vortice cosmico. Sono nell’occhio di fiumi enormi, e tutto danza attorno a me, e il cerchio diventa sempre più stretto e tempestoso fino a quando cielo e terra vengono risucchiati nel pozzo senza fondo del mio cuore.(…)
Sia che lo vogliamo o no, anche noi salpiamo e viaggiamo, consciamente od incosciamente nei tentativi divini. Dunque anche la nostra marcia ha in se elementi eterni, senza inizio e fine, aiuta Dio e condivide con lui i pericoli.

L’Azione
È giunto il momento dell’Azione. Noi dobbiamo combattere in questo fugace passaggio della nostra vita per far uscire dai nostri corpi le tenebre e tramutarle in luce. La luce di Dio dimora nell’anima degli uomini per natura, la sua verità abita nell’uomo interiore. Se nel piccolo lampeggiante attimo della nostra vita riusciamo combattendo a far brillare la luce della verità, allora noi abbiamo contribuito a salvare luce e verità: l’essenza di Dio!
Non è Dio che ci salverà, saremo noi a salvare Dio, combattendo, creando, e trasformando la materia in spirito.

La più sacra forma della teoria è l’azione. (…) L’azione è la porta piu ampia della salvezza (…)
Dio è in pericolo. Egli non è l’onnipotente, di modo che noi possiamo incrociare le braccia, attendendo una sicura vittoria. Egli non è l’ognissanto, di modo che noi possiamo aspettare con fiducia che avrà pietà di noi e ci salverà.
All’interno dei limiti della nostra effimera carne tutto Dio è in pericolo. Non può essere salvato senza che noi lo salviamo con le nostre proprie battaglie; ne noi possiamo essere salvati senza che lui sia salvato.(…)
Noi usciamo da un caos onnipotente, da un denso abisso di luce e tenebre. E noi tutti combattiamo – piante, animali, uomini, idee – in questo fugace passaggio della vita individuale, per mettere in ordine il caos in noi, per purificare l’abisso, per far uscire dai nostri corpi quanta più tenebra possiamo e tramutarla in luce.(…)
Nel piccolo lampeggiante attimo della nostra vita, noi sentiamo che tutto Dio poggia su di noi, e improvvisamente comprendiamo: se noi tutti intensamente lo desideriamo, se noi organizziamo tutte le forze visibili e invisibili della terra e le scagliamo verso l’alto; se noi perennemente vigilanti combattiamo tutti insieme come compagni, allora l’Universo può essere salvato.
Non è Dio che ci salverà, saremo noi a salvare Dio, combattendo, creando, e trasformando la materia in spirito. (…)
Qual è l’essenza del nostro Dio? La lotta per la libertà. (…)
Al di là delle cose e della carne, al di là della fame, al di là della paura, al di là della virtù e del peccato, lotta continuamente per creare Dio.
Come avviene che la luce di una stella risplenda e si propaghi nella scura eternità nel suo percorso immortale? La stella muore, ma la luce non muore mai; questo è dunque l’Urlo della libertà.
Al di là del momentaneo scontro di forze contrapposte che costituiscono la tua esistenza, sforzati di creare qualcosa d’immortale che l’essere mortale può creare in questo mondo – un Urlo.
E questo Urlo, abbandonando sulla terra il corpo che lo ha fatto nascere, procede ed opera in eterno.

Il Silenzio


Il grido di guerra di Kazantzakis incita l’uomo a combattere per liberare Dio.
Il fine ultimo dell’Universo è di trasformare la materia in spirito. Ma improvvisamente Kazantzakis, coerente con il suo pensiero che ad ogni forza dell’Universo ne esiste un’altra uguale ed opposta, introduce un capitolo che è in antitesi con i precedenti, il Silenzio.

L’uomo alla fine della sua marcia non lotta piu’, matura nel silenzio, eternamente assieme all’Universo. Il silenzio deriva dall’effimera parabola della vita umana e dall’abbisso della morte.

Poi all’improvviso il ritmo della terra diventa una vertigine, il tempo scompare, l’attimo vortica, diventa eternità ed ogni punto dello spazio – insetto, stella od idea – diventa danza.(…)
Questo supremo grado dell’ascesi si chiama: Silenzio.(…)
Silenzio vuol dire: Ogni persona dopo aver completato il suo impegno in tutte le sue imprese raggiunge finalmente il più alto culmine del tentativo. Oltre ogni impresa egli non lotta più, non grida; matura completamente in silenzio, senza fermarsi, eternamente assieme all’intero Universo.(…)
Benedetti siano tutti coloro che ti hanno liberato e si uniscono a Te, Signore, e dicono: Tu ed io siamo un tutt’uno.

L’anima spirituale si unisce con Dio per fare di noi cio che è lui stesso.


Presentazione: Sandro
Traduzione in italiano: AMS

Tuesday, August 9, 2011

Edgardo Bartoli, un maestro del giornalismo


Ho sempre cercato un compagno autorevole, qualcuno che facesse da faro-guida per capire i fatti ed i protagonisti del panorama socio-politico italiano ed internazionale. Negli ultimi 10 anni ho avuto la fortuna di conoscere un maestro, il giornalista Edgardo Bartoli. La notizia della sua morte mi ha profondamente addolorato. Una delle voci più lucide ed autorevoli del giornalismo politico si è spenta il 2 agosto, all’età di 81 anni.

Edgardo Bartoli nato a Cesena nel 1930 inizia la sua carriera giornalistica dopo aver conseguito la laurea in legge a Roma nel 1953. Dopo aver lavorato come condirettore della “Voce Repubblicana”, nel 1960 passa a “Il Mondo” e successivamente al “Corriere della sera”, di cui per sei anni è corrispondente da Londra. Dal 1976 all’inizio anni Novanta lavora come inviato speciale di ”Repubblica” per il quale segue i piu importanti eventi della politica internazionale dalla Spagna, all’Irlanda, al Libano, all’Afghanistan, alla guerra delle Falkland nel Sud America.

Il mio incontro con Edgardo Bartoli è avvenuto grazie al settimanale svizzero “Azione” dove redigeva la rubrica fissa “Extra e Ordinario” che commentava i maggiori avvenimenti di politica italiana ed internazionale. Adesso, all’improvviso, la firma di Edgardo Bartoli non comparirà piu sulle colonne del settimanale ed io, assieme ad altri fedeli lettori, avverto un grande senso di vuoto per la perdita di un compagno e maestro.

Edgardo Bartoli è stato definito “l’ultimo liberale italiano”, i suoi articoli, la sua scrittura limpida, la sua lucidità analitica facevano intravedere la sua personalità, il carattere d’uomo libero, la sua forza intellettuale. Quanto scriveva poteva essere criticato, ma mai smentito. Leggendo i suoi articoli s’incontrava la qualità e si respirava chiarezza, sintesi, verità, onestà professionale. Leggendo i suoi scritti si aveva l’impressione di venire presi per mano ed accompagnati sulla strada della comprensione delle vicende politiche, piu in alto e piu lontano di quanto noi da soli eravamo in grado di fare. Le nebbie, il frastuono, le polemiche del giornalismo politico italiano si dissipavano e scomparivano, si tornava al giornalismo senza orpelli, interessi e faziosità che sa analizzare i fatti e comunicarli, fornendo interpretazioni lucide della realtà.

Per me Edgardo Bartoli é stato oltre che maestro anche un amico, non l’ho mai conosciuto di persona, ma io e lui avevamo una cosa in comune, un malessere: la consapevolezza che non eravamo piu in grado di riconoscerci nel paese che ci ha dato i natali.

“… così funziona la società dello spettacolo: c’è una macchina che produce realtà fittizie secondo i gusti e le richieste del mercato, e se da una parte la realtà autentica non può essere considerata in se stessa verità, dall’altra quando la realtà prodotta dalla macchina è assolutamente falsa, essa diventa una perfetta realtà. Ossia una perfetta menzogna. …… La menzogna è un prodotto di largo consumo popolare, ingrediente fondamentale della dieta mediterranea, come gli spaghetti”.

dalla rubrica “Extra e Ordinario” del settimanale Azione.

Ringraziandolo per tutto quello che ci ha donato, porgo un ultimo saluto ad Edgardo Bartoli


Sandro

Tuesday, February 9, 2010

Farmacia dell'anima

Sul portale della biblioteca dell’Abbazia di San Gallo in Svizzera costruita nel 1758 e’ riportata la scritta ΨΥΧΗΣ - ΙΑΤΡΕΙΟΝ che liberamente tradotta, significa “farmacia dell’anima”. Nella farmacia dell’anima ci sono i libri. La lettura e’ una medicina universale che cura l’anima.

Nella mia “farmacia dell’anima” privata ci sono libri, articoli di giornali, brani scelti che io conservo con cura perche li ritengo preziosi ed efficaci.

A secondo del sintomo io ti posso aiutare, hai avuto dei guai, hai perso fiducia, hai bisogno di riprenderti ? Allora io vado a cercare nella mia farmacia e trovo questo brano, che e’ la giusta medicina per te:

Ciao
La felicita’ ti rende gentile.
Le prove ti rendono forte.
I dolori ti rendono umano.
I fallimenti ti rendono umile.
Ma solo la tua volonta’ ti fa andare avanti.
Tu sei speciale!


Aggiungerei poi quest’altra medicina:

“Mi sono convinto che anche quando tutto e’ o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio.
Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni.
Che occorre proporsi di fare solo cio’ che si sa e si puo’ fare e andare per la propria via”.


Antonio Gramsci da Lettere dal carcere

Queste medicine sono opera di uomini di pensiero, che con il loro messaggio ti possono aiutare. Se ci tieni alla salute dell’anima ti consiglio di leggere dei buoni libri, vedrai che ti sentirai meglio!

Le medicine della farmacia dell’anima sono gratis, non scadono mai, e possono essere somministrate a tutti senza ricetta.

Ti auguro di stare bene!

Sandro