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Friday, December 5, 2025

SERMONE SU GIOBBE

Nel sermone si intende approfondire un concetto fondamentale:
 o Dio “abbiamo bisogno della tua presenza”
Io credo che ognuno di noi nella sua vita avrà bisogno di percepire la presenza e di chiedere aiuto ad un’entità superiore, per poter essere consolato, perché in questo mondo da nessuno e da niente si trova risposta e conforto adeguato.

Nella Bibbia, il libro di Giobbe esprime al meglio il dramma di un uomo giusto che soffre e cerca una risposta al perché dei suoi mali, nella sua disperazione arriverà a confrontarsi con DIO, dal quale non riceverà esplicitamente una risposta, ma che sarà tuttavia consolato.


Il libro di Giobbe, appartenente ai libri sapienziali della Bibbia, si ritiene sia stato scritto nel periodo IV – II secolo A.C. ed offre un insegnamento profondo e ancora molto attuale.

 
Al centro di questo libro c'è la domanda sul dolore innocente, ovvero: perché soffre il giusto?

 
Tutto il libro di Giobbe è una ricerca di Dio attraverso la galleria oscura della sofferenza.
Giobbe non è un uomo, è l’umanità.


Il libro, di autore anonimo, è composto da 42 capitoli descriventi la storia del saggio Giobbe, la cui vita è provata da tribolazioni inspiegabili, riporta inoltre molte meditazioni contenute nei dialoghi con i suoi tre amici sul perché Dio permetta il male all'uomo giusto.

Riporto alcune pagine del libro
Viveva nella terra di Us un uomo chiamato Giobbe, integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male.Giobbe è un uomo giusto che perde tutto: famiglia, salute, beni. Si interroga sul senso della sofferenza, ma le sue domande restano in gran parte senza risposta.
Giobbe è così disperato che arriva a maledire il giorno della sua nascita. Non vorrebbe essere mai nato!

Giobbe - Capitolo 3 (1,-13)
Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno;
prese a dire:
Perisca il giorno in cui nacqui
Quel giorno sia tenebra,
né brilli mai su di esso la luce.

Gli amici di Giobbe cercano di spiegare la sua sventura con argomenti teologici semplici: “Se soffri, allora hai peccato.”  Questa è la dottrina tradizionale della retribuzione Le disgrazie dipendono dal peccato; è un ragionamento molto preciso, direi prepotente, se hai peccato avrai disgrazie, se hai disgrazie, hai peccato!

Giobbe – Capitolo 4 (1,-9)
In questo capitolo Elifaz amico di Giobbe prende la parola e disse:
Ricordalo: quale innocente è mai perito
e quando mai furono distrutti gli uomini retti?
Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità,
chi semina affanni, li raccoglie.

Questo tipo di logica è ancora comune oggi, quando si cercano colpevoli o cause morali dietro a disgrazie personali o collettive.
Giobbe non accetta la spiegazione basata sulla dottrina della Retribuzione.
Inoltre Giobbe non accetta passivamente il dolore, ma grida, discute, si lamenta anche con Dio.

Giobbe - Capitolo 7
Giobbe non cede, Giobbe si ritiene innocente … ma mentre gli amici di Giobbe parlano di Dio, Giobbe vuole parlare con Dio. Giobbe si sente trattato come un nemico da Dio che lo scruta. Ma Giobbe cerca il Dio della misericordia.
Questo mostra che la fede autentica non è cieca rassegnazione, ma può includere il dubbio, la rabbia, la ricerca sincera. È un modello di onestà spirituale e di autenticità emotiva.
E qui si arriva ad un concetto fondamentale nel libro:
La presenza conta più delle spiegazioni
 

Alla fine, Dio non fornisce a Giobbe risposte dirette, ma gli si rivela nella Sua grandezza.
Giobbe - Capitolo 38 (1,-18)
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
Quando ponevo le fondamenta della terra, tu dov’eri?
Dimmelo, se sei tanto intelligente!
Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all’aurora,
Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
Hai tu considerato quanto si estende la terra?
Qual è la strada dove abita la luce
e dove dimorano le tenebre,
Dillo, se sai tutto questo!
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
Oseresti tu cancellare il mio giudizio,
dare a me il torto per avere tu la ragione?

 
 Giobbe non riceve una soluzione logica, ma una presenza che lo rassicura. 


Ed allora nel - Capitolo 42 (1,-6)
Giobbe prese a dire al Signore:
«Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile.
Chi è colui che, da ignorante,
può oscurare il tuo piano?
Davvero ho esposto cose che non capisco,
cose troppo meravigliose per me, che non comprendo.
Io ti conoscevo solo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».

 

Giobbe vuole dire: Perciò detesto polvere e cenere, le miserie ed i mali della terra, ma ne sono consolato!
 Il dolore rimane, non è giustificato per Giobbe eppure lui ha incontrato Dio. Giobbe crede in Dio incondizionatamente!
Dio non è venuto per spiegare, ma per compiere. Dio non è venuto per spiegare la sofferenza è venuto per riempirla della sua presenza.


 In sintesi cosa ci dice il libro di Giobbe?
·    Il dolore rimane per Giobbe eppure lui ha incontrato Dio.
·    Giobbe china il capo ed accetta Dio!
·     Giobbe è consolato
·    Giobbe vive la fede anche nel dubbio e nel dolore.
·    Dio non retribuisce in base ai meriti, però compete a lui il fine ultimo dell’universo
·    Dio non è venuto per spiegare il mistero della sofferenza è venuto per riempirla della sua presenza. Giobbe è custode di questa Fede
 

Sorelle e fratelli
Il libro è una sfida per il lettore,
la sua lettura lascia perplessi e fa molto riflettere.
Io credo che metta alla prova l’intimo della nostra fede, perché prepotentemente chiede ad ognuno di noi una risposta, una presa di coscienza.
Cosa credi? Cosa è Dio per te? Puoi vivere senza di lui? Hai bisogno della sua presenza? Hai bisogno di chiedere il suo aiuto?
La risposta a queste domande, il libro di Giobbe non le fornisce esplicitamente. Il libro di Giobbe, la risposta la vuole da te!
 

Personalmente mi sono soffermato sull’assioma:
“Dio non è venuto per spiegare, ma per compiere. Dio non è venuto per spiegare la sofferenza è venuto per riempirla della sua presenza”.


E poi
Giobbe è consolato, ed a questo Dio, Giobbe china il capo e lo accetta.
Mi sono allora chiesto:
Quale è l’insegnamento del libro di Giobbe? Il suo messaggio è per noi ed i nostri tempi attuale?
Non posso che condividere che:
Il libro ci ricorda che non tutto il dolore ha una spiegazione immediata o razionale, e che il mistero della vita supera la nostra capacità di comprendere tutto.
 

E che poi:
Ci sono situazioni, momenti nella vita, come per Giobbe, in cui abbiamo bisogno di chiedere sostegno ed aiuto. Nessuno risponde, gli eventi ci travolgono, non si vede una via di uscita e nessuno è in grado di consolarci. 


Ed è anche vero che:
Non è possibile spiegare, sopportare il dolore, le ingiustizie, il male di questo mondo senza avere la visione di un’entità superiore che ci sostenga, ci dia forza, speranza e, fiducia.
 

Ed allora:
Per superare il male e la sofferenza che opprime me e questo mondo Chiedo Aiuto a te Dio,
·    Ho bisogno di non sentirmi solo
·    Ho bisogno di essere sostenuto
·    Ho bisogno di poterti chiederti aiuto
·    Non ti chiedo d’intervenire, ti chiedo solo … dammi la forza!
·    Ho bisogno della tua presenza!
 

Come per Giobbe nella fede Io chino il capo e ti accetto Dio, ho bisogno della tua presenza nella mia vita, ho fede in te perché ho bisogno di credere in un qualcosa che mi aiuti a superare le miserie, le ingiustizie, i limiti dell’esistenza umana e di questo mondo.
Come Giobbe, chino il capo, chiedo il tuo aiuto con la preghiera e ne sono consolato.
Come Giobbe, non mi sarà risparmiata polvere e cenere, sofferenza e dolore, ma troverò pace nella FEDE.

Autore:
Sandro Bellisario
Zurigo 3 luglio 2025

Wednesday, February 16, 2022

PER LA FISICA QUANTISTICA L'ANIMA ESISTEREBBE E SAREBBE IMMORTALE

Gli scienziati della fisica quantistica mostrano oggi un grande interesse verso le ricerche oltre i limiti del visibile e dello sperimentabile. Come sul cervello artificiale, l’uomo robot, gli ufo, eventuale vita di umani negli altri pianeti. E cosi la stessa fisica vorrebbe sostenere l’esistenza dell’anima e della sua immortalità prima della nostra nascita e dopo la nostra morte. Va premesso subito che si tratta di due piani diversi: Dio -anima da una parte e uomo-scienza dall’altra e quindi si lavora su indizi. Ma forse vale la pena di non rifiutare tutto a priori per recepire qualche elemento positivo concernente l’eventuale status dell’uomo post mortem. Sappiamo bene dall’illuminismo, corrente di pensiero sorta verso il 1715 per sostenere che l’uomo deve agire secondo” il lume della ragione” quindi nessuna repressione più del libero pensiero e difesa dell’autonomia di ricerca. Di qui un corteo di affermazioni, come:” L’uomo viene dal nulla e torna nel nulla. Non è Dio che ha creato l’uomo, ma l’uomo che ha creato Dio. L’anima è un composto chimico che si decompone con la morte. La religione è l’oppio dei popoli. Si schiacci l’Infame, cioè Gesù di Nazareth, secondo il proclama di Voltaire. L’uomo è un tubo digerente. L’uomo è ciò che mangia. La vita è una favola narrata da un imbecille “. Quindi una scienza atea ed anticlericale. Ora invece nella fisica quantistica abbiamo una scienza che si avvicina di più alla religione e non la combatte per rivalsa o partito preso. Certo sappiamo che prima dell’attuale fisica quantistica e da sempre le religioni a questo mondo ci sono e ci sono state. Con le loro diverse divinità, riti, magie preghiere. Ma nel profondo dell’essere umano vi è sempre stato pure un rapporto e un bisogno di rapporto per quanto vago con lo spirito di un Essere assoluto, identico in tutti. E qui tutte le religioni convengono. Ci limitiamo alle maggiori: Il Cristianesimo con il suo Dio di Gesù e un miliardo e 200 milioni di credenti, l’induismo con il suo Dio Brahma e un miliardo e 600 milioni di credenti, gli africani con il Dio Vudu e un miliardo e 300 milioni di credenti. Siamo 8 miliardi di persone che credono o sentono il bisogno di un essere assoluto, di uno spirito universale, quindi 8 miliardi di fratelli. Che poi da adulti divengano onesti o disonesti dipende dalla loro coscienza o incoscienza. E ognuna di queste religioni con la sua immortalità dell’anima anche se in modo diversificato. Per l’antica religione greco romana Giove infondeva l’anima come una fiammella che si trova nel corpo quasi in un carcere e desiderosa di tornare d’onde è partita. Per Il Cristianesimo con il suo dopo morte in cui si destina l’anima in paradiso o purgatorio o inferno. Per l’induismo con la sua sopravvivenza attraverso la reincarnazione in altre vite fino alla purificazione totale. Per la negritudo africana con le anime dei defunti che sopravvivono negli antenati della comunità. Tutte queste religioni hanno modi diversi di descrivere il dopo morte, ma tutte convengono che l’anima non si estingue ed è immortale, perché ognuno di noi è parte del divino. A questo punto si aggiunge la ricerca della fisica quantistica, la quale essa pure vorrebbe dimostrare che l’anima nostra esiste ed è immortale. Questa fisica fa un cammino per conto proprio ed è ovvio. Parte dall’affermazione che il mondo è in continua evoluzione. E qui si trova d’accordo von S. Paolo e il teologo gesuita Teilhard de Chardin, il quale sostiene che il creato va dal caos verso il cosmo, dal disordine verso l’ordine, dall’umanità verso l’umanizzazione e infine verso la cristificazione, la cui scadenza non si può ipotizzare in misura di anni o di secoli. La fisica quantistica e suoi molti scienziati, fra cui il biologo premio Nobel svizzero W. Arber, partono dall’idea del cervello visto come computer biologico. Un tempo si pensava che l’elemento infinitamente piccolo della materia fosse l’atomo. Oggi non è cosi, la fisica nota che questo è quasi irraggiungibile e forse va a finire oltre, in qualcosa di “spirituale”: quello che da secoli noi chiamiamo anima. La nostra anima esisterebbe nell’universo prima della nostra nascita, verrebbe assunta dai nostri neuroni cerebrali, e dopo la morte ritornerebbe nell’universo, ma non verrebbe distrutta. L’anima con la coscienza ha bisogno del cervello come condizione per esprimersi, ma non si identifica con esso, non ne segue la sorte. L’anima è molto di più delle vibrazioni del cervello, è della stessa vibrazione dell’universo. Forse questa è una nuova stagione di confronto fra ragione e fede. Ma qui è conveniente completare il tutto con la figura di Gesù e il suo messaggio. Si va nella fede, cioè in fiducia nei suoi confronti. Per Gesù non c’è dubbio, l’anima è eterna, come Dio esiste dall’origine del mondo e non muore più. Nulla si crea e nulla si distrugge. Essa mantiene la sua identità, senza reincarnarsi in altri esseri. Gesù dice: “o padre di tutto quello che mi hai dato non andrà perduto nulla. Non vi chiamerò più schiavi, ma figli e se figli eredi.” Ovviamente non va dimenticata la nostra esperienza psicologica. La nostra struttura insostituibile è quella di amare ed essere amati. Persino tutto il creato vive d’amore: i pianeti fra di loro, le nostre cellule tutte per una, una per tutte, gli uomini che cercano morendo la luce. Non è possibile che un Dio ci abbia fatti per l’amore e per la vita e alla fine tutto vada in delusione e frustrazione. Un gioco di cattivo gusto. Dalla nostra parte ci sta, anche se non una prova scientifica, un indizio di fondo. Noi siamo nostalgia dell’Altro, nostalgia dell’Oltre.

 Autore: Albino Michelin

Adattamento: ColosseoNews

16.02.2022

 

Friday, September 10, 2021

STATO ATTUALE DI SALUTE DELLA CHIESA CATTOLICA

 Lucio Caracciolo, giornalista e politologo direttore della rivista di geopolitica Limes, ha pubblicato recentemente su Azione del Ticino uno studio chiedendosi se la chiesa cattolica non stia andando verso un arcipelago di chiese. Dato l’interesse e la precisione dell’analisi vale la pena riportarla al pubblico. Perché una inversione di tendenza può coinvolgere tutti, necessaria in quanto tralasciata per due mila anni specialmente nell’ultimo secolo.
La chiesa cattolica si definisce universale ma mai come oggi è lecito dubitarne. Sempre più numerose le fratture interne. Come istituzione di potere, distinta dalla comunità di fede intesa da Gesù, essa si struttura in questo modo verso il 313 d.C. con la donazione dell’impero romano da parte di Costantino a papa Silvestro, prendendone abbigliamento, titoli onorifici, mondanità, stile di comando. Come in tutti gli imperi anche in quello assunto dalla chiesa le fratture partono dall’interno. Non interessano qui la consistenza numerica della chiesa attuale con il suo miliardo e trecento milioni di adepti, né le sue diatribe teologiche, tantomeno gli scandali sessuali e finanziari. Interessano piuttosto tre fenomeni paralleli e insieme connessi. Punto primo: l’indebolimento dell’autorità papale, ultimo monarca assoluto della storia occidentale. Bergoglio sta contestando il carattere costantiniano della chiesa. Il nesso fra impero romano e impero papale fu ben colto dal teologo domenicano Congar che l’11 ottobre 1962 giorno dell’apertura del Concilio Vaticano II annotava sul diario:” avverto tutto il peso, mai denunciato, del tempo in cui la chiesa aveva stretto legami col feudalesimo, papa e vescovi signori di corte che proteggevano artisti, pretendevano uno sfarzo come quello dei Cesari. Tutto questo la chiesa di Roma non l’ha mai ripudiato”. Osservazioni di 60 anni fa rimaste al palo. E oggi Bergoglio ponendosi in questa linea sta indebolendo, secondo buona parte del clero, la sua autorità ed efficacia di governo. Punto due: Bergoglio intende guidare la chiesa universale non all’italiana ma dalla periferia del mondo e la spinge in uscita verso i non credenti, le altre religioni: ciò ha contribuito ad accelerare la tendenza di molti vescovi, ovviamente non residenti in Vaticano, a muoversi per conto proprio e rileggere e applicare localmente il messaggio del vangelo. Chiesa mobile e policentrica. D’altronde che cosa unisce oggi un cattolico polacco ad un cattolico africano, sudamericano, tedesco? Poco. Tanto poco da mettere in questione l’universalità della chiesa e il ruolo di un centro vaticano romano.
Punto tre: i vari cristianesimi dell’emozione. Galassia di confessioni, gruppi, movimenti pentecostali o meno, che anche se di diversa estrazione fioriscono in tutto il mondo. Opportuna la domanda: sopravvivrà la chiesa cattolica romana o si frammenterà in un arcipelago? Che cosa resterà della radice occidentale del cattolicesimo romano? In che misura la tendenza disgregatrice influirà sugli assetti geopolitici mondiali? Fino a qui il Caracciolo.
Una risposta va tentata con i biblisti e i teologi della nuova generazione.
1) Separare totalmente l’attuale istituzione chiesa dalla sua origine imperiale e restituirla al vangelo di Gesù. Slegarla dal diritto romano e dalla filosofia greco romana con cui ha costruito i suoi dogmi, specie dall’inizio con il concilio di Nicea del 325, origine delle sue formule irriformabili, indiscutibili, eterne. Ritornare ai messaggi del capitolo 12 di Paolo (1° Cor.) in cui proclama la diversità dei doni distribuiti ad ogni persona, quindi ad ogni popolo e nazione, nell’unicità dello Spirito del Signore. Diversità nell’unità era il pensiero di Gesù e non uniformità escludente le diversità. La diversità, come i fiori del campo, è arricchimento, non sempre dispersione. Ma l’intento eccessivo della chiesa fu quello di esigere sottomissione, silenzio, omologazione di tutto e di tutti.
2) Molti vescovi in varie nazioni tentano esperienze diverse più vicine al vangelo e non sempre in sintonia con la chiesa attuale. Oggettivamente all’inizio prima dell’era imperiale la chiesa era policentrica, cioè di rito orientale, bizantino, armeno, maronita ed altro nel rispetto delle diversità di culture, riti, tradizioni. D’altronde a che serve tutta questa intransigenza della chiesa centrale sul divieto di preti sposati, donne preti e quant’altro. Tutti precetti sorti dalla chiesa costantiniana e nemmeno esistenti nel vangelo di Gesù. E sulla messa? Gesù si definì “pane di vita” e con il pane celebrò la sua cena o prima messa. Il pane era il cibo base di quel paese e del nostro occidente. Un’osservazione che sembra banale: il cibo base per i tibetani è il riso, per gli africani l’injera. Perché la loro messa non potrebbe essere celebrata con il riso o con l’injera? Quello per loro è il pane di vita. Diversità di riti e di doni nell’unità con lo stesso spirito del Signore. Importante non è il cibo ma il senso della condivisione di vita. E qui le esemplificazioni sarebbero infinite, né vale la pena proseguire.
3) I cristiani dell’emozione, il pullulare dei gruppi. La chiesa non deve portarsi sempre dentro l’antivirus del protestantesimo, e poi correre tardivamente ai ripari. Non tutti i gruppi sono anti o “sette”, importante che non si facciano guerra, ma vivano lo spirito del Signore che li unifica nella diversità. E se l’attuale declino venisse compensato dai ricuperi cattolici dei paesi poveri non va ripetuto l’errore di impacchettarli e omologarli tutti alla stregua del passato. Essa non può coprire le diversificate esperienze dei vari popoli. La chiesa non ha il diritto di proprietà su Gesù, ma l’invito al discepolato e alla testimonianza evangelica nei confronti di tutti sia uguali che diversi.

Autore: Albino Michelin
Adattamento di ColosseoNews
10.09.2021

Thursday, April 8, 2021

HANS KÜNG Fede-Umanità

Il teologo Hans Küng è morto il 6 aprile 2021 all'età di 93 anni nella sua casa di Tubinga, in Germania. Nato a Sursee, in Svizzera, nel 1928, dal `48 al `55 aveva studiato alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e ordinato sacerdote nel `54. Dopo il dottorato in teologia alla Sorbona di Parigi aveva svolto per alcuni anni l’attività pastorale. All’età di 32 anni era diventato professore ordinario presso la Facoltà di Teologia cattolica dell’università di Tubinga in Germania.

Definito il più importante teologo del dissenso cattolico criticò fortemente il dogma dell'infallibilità papale, su cui nel 1975 venne richiamato dalla Congregazione per la dottrina della fede, che poi, in seguito all'inasprirsi dei toni della contestazione, il 18 dicembre 1979 gli revocò l’autorizzazione all’insegnamento della teologia dogmatica (continuò però a insegnare teologia ecumenica).

Gli anni Sessanta e Settanta hanno visto il teologo svizzero impegnato nel processo di rinnovamento liturgico e di apertura della Chiesa cattolica al mondo moderno. Scrisse opere, divenute best sellers mondiali, ritenute autentiche innovazioni della teologia del XX secolo come Essere cristiani, Dio esiste? Vita eterna? elaborando la sua «teologia per gli uomini» in un confronto con le espressioni più avanzate dell’ateismo, del nichilismo, della laicità e della scienza.

Saggista e teologo, paladino del pensiero progressista e riformista Hans Küng fu molto critico verso il pontificato di Giovanni Paolo II, considerato distante dallo spirito riformistico del Concilio Vaticano II, e nel 2020 chiese a Benedetto XVI un "mea culpa" per il modo in cui la Chiesa aveva gestito la piaga della pedofilia. Si è inoltre battuto per l’abolizione del celibato dei parroci, contro il divieto di ordinare le donne prete e per l’accettazione della pianificazione famigliare. Negli ultimi tempi, Kung aveva fatto parlare di sé per la sua apertura nei confronti del suicidio assistito.

L’opera della vita di Küng è la Fondazione Weltethos (etica planetaria), da lui diretta fino al 2013. La fondazione è impegnata a rafforzare la cooperazione tra le religioni mediante il riconoscimento dei loro valori comuni e a disegnare un codice di regole di comportamento universalmente condivise. Weltethos ha preparato la Dichiarazione per un’etica planetaria: un documento sottoscritto nel 1993 a Chicago dal Consiglio per un parlamento delle religioni del Mondo.

Dopo questa breve presentazione ritengo utile riportare alcune citazioni di Hans Küng.
Dal libro “Essere cristiani”:

«Gesù non ha mai detto che per entrare nel regno di Dio è necessario appartenere ad una chiesa, basta per lui l’obbediente accettazione del suo messaggio e la pronta, radicale sottomissione alla volontà di Dio».

«Ci sono uomini che, disgustati o lasciati del tutto indifferenti dai dogmatismi e dalle „favole “dell’ora di religione nelle scuole, prescindono per anni da quel Gesù inserito in una cornice mitologica, ma che poi giungono, anch‘essi per vie non di rado insolite, alla scoperta che Gesù potrebbe avere un grande, anzi decisivo significato per la loro concezione dell’uomo nel mondo e di Dio, per il loro essere, agire, soffrire».

«La sofferenza, quindi non deve essere necessariamente – tanto meno per il cristiano- una sorte di patire remissivamente, un fato, un destino, cui rassegnarsi „la sofferenza è una specie di trasformazione, sperimentata dall’uomo, un divenire “. Un divenire che è un tendere verso un fine ultimo più grande, più alto, più libero. Non solo combattere la sofferenza, ma elaborarla».

«Imitare la croce non significa imitare la sofferenza di Gesù, non significa riprodurre il supplizio della croce. Questa sarebbe arroganza bella e buona. Imitare la croce significa sopportare la sofferenza toccata proprio a me, nella mia inconfondibile situazione, in correlazione, in corrispondenza con la sofferenza di Cristo. Chi vuole andare con Gesù, rinneghi se stesso e non prenda la croce di Gesù o un’altra croce qualsiasi, ma prenda la sua croce e lo segua. Cercare un’ascesi monastica o nell’eroismo romantico, una sofferenza eccezionale non è da cristiani. Cristiano è il sostenere la sofferenza abituale, normale quotidiana e spesso appunto smisurata: ecco l’eroismo richiesto a chi crede nel Crocifisso. La croce di ogni giorno! Quanto poco edificante e naturale sia questa condizione, lo sa bene chi ha provato a sottrarsi alla sua croce sottraendosi a tutti i suoi impegni quotidiani, agli obblighi, alle responsabilità famigliari e professionali, di trasferire la sua croce sulle spalle altrui e di scuotersela di dosso. In tale prospettiva la croce di Gesù diventa criterio di conoscenza e azione autocritica».

Hans Küng ha sritto i suoi libri per i tanti che con motivazioni diverse si vogliono sinceramente e onestamente informare sui contenuti autentici del cristianesimo, su ciò che propriamente significa essre cristiani.
Sono anche scritti
Per chi non crede e tuttavia ricerca serimente,
per chi ha creduto e oggi, senza fede , è insoddisfatto,
per chi crede, ma si sente incero nella sua fede.
Perchi oscilla tra fede e incredulità, per chi dubita delle sue convinzioni, ma anche dei suoi dubbi.
Sono quindi libri per cristiani e atei, gnostici e agnostici, pietisti e positivisti, cattolici tiepidi e ferventi, protestanti e ortodossi.

Con questo post desidero ringraziare e rendere omaggio ad un mio grande maestro che per tutta la vita ha combattuto il dogmatismo religioso con la più autentica delle fedi: l’umanità.

Sandro B.
Zurigo 08.04.2021

Sunday, January 24, 2021

CREDO NELLA CHIESA, MA NON IN DIO

L’espressione è di Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte italiano, diversa dalla tradizionale: “credo in Dio, ma non nella chiesa” non è burlona, ma carica di suggestione, si tratta di distinguere. E vale la pena lasciare la parola all’autore. Sgarbi sostiene parafrasando un detto di Benedetto Croce:” perché non possiamo non dirci cristiani” in un’altra:” perché non possiamo non dirci clericali”. Il suo incipit è noto: l’arte sostituisce la fede e la religione.
La religione è un tentativo di speranza nella vita eterna che non ci è affatto garantita, l’arte è una promessa di eternità, una sostituzione della fede. L’arte è la prova dell’esistenza di Dio. Per cui molti hanno la fede attraverso l’arte anziché verso Dio. Conseguenza principale per lui è quella di credere di più alla chiesa perché questa la conosciamo come consistenza storica, fatta di una quantità di pensieri, di meditazioni, di riflessioni, di militanze, di monumenti laici e sacri, arti figurative, scultoree, letteratura, biblioteche, musica. In una parola è la dimostrazione che nessuna religione ha prodotto tante bellezze come quella cristiana. Fino a qui Sgarbi e prendendo le cose alla larga dovremmo giustamente affermare senza traccia di bigottismo che il Cristianesimo è la religione del bello e della bellezza in tutta la sua poliedrica vastità. In effetti anche il suo fondatore Gesù, l’innamorato dei gigli del campo, è venuto a portare il Vangelo che vuol dire il bell’annuncio. E per non dimenticare le radici cristiane anche Bergoglio ha stilato la sua prima enciclica del 2013 col titolo ”Evangelii gaudium”. Per saperne di più leggasi il libro del salesiano M. Fox. “In Principio era la gioia”.
Onde far risaltare questo aspetto è opportuno qui mettere fra parentesi determinati comportamenti della chiesa, l’eccesso dato ad una religione del sacrificio, del peccato originale, del dolorismo, del digiuno, della rinuncia a satana, degli interessi temporali, le sue “esecuzioni” contro i diversamente credenti come i 200 catari bruciati all’arena di Verona nel (1155), i 3.550 valdesi decimati in Calabria nella zona di Guardia dei Piemontesi (1561), i 120 insegnanti ”scomodi” di teologia destituiti dalla cattedra negli ultimi decenni da papa Wojtyla. Per quanto spiacevole questo aspetto qui non interessa. Fuori discussione invece che molte persone sono affascinate dall’arte. Per questo un’educazione al bello della natura come a quello delle opere di artisti andrebbe garantita a tutti. E andrebbero incrementate escursioni, visite ai musei, monumenti, cattedrali, turismo culturale.
Tentiamo qui un viaggio ideale attraverso i secoli limitandoci all’arte delle basiliche. Partiamo dal VI secolo e a Ravenna potremmo ammirare la chiesa di S. Apollinare in Classe stile bizantino con i suoi mosaici policromi. Proseguiamo verso il secolo seguente all’Abbazia di San Colombano in Bobbio (PC), di stile longobardo con le sue strutture originarie ottagonali simbolo del cosmo. Proseguiamo verso il 1000 con le basiliche stile romanico di cui è costellata l’Emilia e poi S. Marco di Venezia, Monreale di Palermo. Equilibrio di stile classico, muri compatti e massicci entro cui lo spirito viene protetto dalla distrazione. Proseguiamo verso Parigi dove un secolo più tardi principiò lo stile gotico con archi rampanti atti a incutere rispetto e facilitare l’elevazione. Proseguiamo verso il Rinascimento con cupole a proteggere le città, vedi duomo di Firenze. E avanti con il barocco del 1600, teatrale, virtuoso, bizzarro, ricchezza di toni e colori, espressione di potenza e di fasto, vedi la cattedrale di Lecce e la nostra Basilica S. Pietro di Roma. Fino all’età contemporanea con lo stile assembleare, e sintonizzato al paesaggio verde della natura, vedi Ronschamp Belfort capolavoro del Corbusier nella Francia sud-orientale.
Se poi consigliamo ai nostri maratoneti di percorrere la Francigena fino a S. Giacomo di Compostella è tutto un tragitto costellato di piccoli santuari dagli stili originali. Ci siamo limitati all’architettura sacra, proprietà della chiesa, salvaguardia della bellezza. Ma la chiesa ha esercitato il suo influsso su tutte le espressioni d’arte: sulla pittura da Giotto a Caravaggio. Sulla letteratura con Dante, sulla musica con il canto gregoriano, da Palestrina a Mozart. Ma l’arte non ha limiti di tempo, di cultura, di religione. Anche l’arte così detta laica ha lo stesso contenuto di quella sacra: dalla letteratura del Petrarca al Pascoli, ai vari romanzieri, dai grafiti preistorici alle opere di Van Gogh, dall’abbigliamento imperiale romano ai nostri stili di moda P.Cardin.
Gli artisti non muoiono mai, sono eterni, vivono dentro di noi e ci fanno rivivere. Se Dio crea, l’artista pure continua a creare. Ogni tipo di bellezza è salvifica, dà motivazioni, guarisce, unisce, ci fa tornare alle origini, nostalgia del passato verso un futuro ultramondano. Per cui i binomi dell’inizio, fede-arte, e chiesa-Dio anziché concorrenziali potrebbero anche richiamarsi a vicenda. E l’arte, sia essa di chiesa come degli infiniti geni autonomi, potrebbe essere un veicolo verso la fede in Dio e postularne l’esistenza.

Autore: Albino Michelin
Adattamento di ColosseoNews
23.01.2021

Friday, May 1, 2020

DOBBIAMO LIBERARCI

Dalla folle corsa che ci ha intrappolati e dal credere che il
tempo sia solamente denaro; dalla bramosia del superfluo;
dalla tirannide delle cose, che ci allontana dall’uomo;
dall’illusione che il possesso sia sufficiente a renderci felici

dall’indifferenza verso l’albero, il fiore, la lucertola: dall’idea
che la terra madre sia una vacca da mungere fino allo sfinimento;
dalla manipolazione della natura e dall’illusione che il genio,
una volta disturbato, possa restare nella lampada

dall’inflazione indecente dell’Io, dal dimenticare che esiste
anche in Noi, e che senza comunità non c’è società ne‘ nazione;
dalla tentazione di svendere la nostra libertà pur di avere
un’illusione di sicurezza; dall’istinto bestiale di fare giustizia
da se‘

dalla tentazione di essere sudditi e piegare la schiena;
dalla rassegnazione che impedisce la lotta; dalla paura di una
nuova immaginazione del possibile; dal concepire la fine
del mondo piuttosto che la fine dell’economia del consumo
e del saccheggio

dalla Bestia che ci spinge verso il diverso; dalla paura di
rispondere ai violenti con parole dure; dal gridare „assassini“
ai medici per poi esaltarli come eroi; dall’abuso della parola
„guerra“ che ci fa credere che il male sia cosa che riguarda
solo gli altri

dalla tentazione di credere che da soli è meglio e che l’Europa
sia un peso, non uno scudo benedetto; dal disamore per la nostra
patria e dalla fuga in paradisi fiscali; dallo scaricare il nostro
disastro di nuovo sulle spalle delle donne

dalla bestemmia di scomodare Iddio per assolvere e santificare
ruberie;dalla tentazione di usare la croce contro i poveri cristi;
dal credere di non essere tutti sulla stessa barca e dalla
presunzione di non poter mai diventare poveri e migranti

dal tacere la morte, vissuta come indecenza; dallo spregio per
le mani ruvide e il sudore della fronte; dallo snobbare chi in
silenzio garantisce il nostro nutrimento; dalla mancanza di
rispetto verso il pubblico ufficiale, dal maestro allo spazzino

dalla sottomissione al virtuale che occulta la vita e ruba la gioia
del ritrovarsi; dall’impazienza, nemica dell’ascolto e della
tolleranza; dal frastuono che stordisce gli uomini e uccide il
silenzio, che è il padre dell’armonia e della Creazione

dalla rinuncia a dedicare tempo ai nostri figli e a crescerli
con l’esempio, le regole della vita e la buona narrazione;
dall’emarginazione dei vecchi, portatori di memoria; dallo
scandaloso sfruttamento dei giovani e dal disprezzo per chi
li educa

dal rifiuto della nostra fragilità e dei nostri limiti, la cui
accettazione è invece saggezza; dal sottovalutare i piccoli gesti,
che fanno la differenza; dal credere che la felicità sia solo un
diritto, quando il sorriso è un nostro dovere verso il mondo

Preghiera Laica
di PAOLO RUMIZ
25 Aprile 2020

Saturday, February 23, 2019

I DIVERSAMENTE CREDENTI

E’ fuori discussione che ogni persona, nell’ipotesi che abbia la fede, la vive attraverso la cultura del suo tempo o del suo ambiente. Così un abitante del Tibet sarà devoto a Confucio e un africano adorerà il grande Spirito degli antenati.  Con ciò non si vorrebbe affermare che la religione è un prodotto sociale, ma che indubbiamente la società ne costituisce la radice, lo sviluppo, il condizionamento.  Tale fede potrebbe nel prosieguo del tempo e in riferimento a diversi confronti subire o acquisire all’interno della coscienza una evoluzione, un ripensamento, un rifiuto, ma questo lavoro interiore non è di tutti e dipende da una serie di circostanze.
Ciò premesso va anche detto che noi stiamo vivendo in un tempo e in un mondo dove tutto viene messo in discussione e relativizzato. Per cui c’è più spazio anche per la ricerca personale.  E rimanendo nel nostro occidente noi ci accorgiamo di una nuova terminologia chiamata” i diversamente credenti”. E si vada adagio con il definirli tout court atei, agnostici, miscredenti, perché vi potrebbero rispondere:” io non sono ateo, sono un credente ma diversamente credente”. E qui bisogna fare il punto perché non sempre si tratta di una scusa, ma di un’affermazione veritiera.

I diversamente credenti possono essere di altra esperienza e da prendersi quindi più in considerazione.  A proposito va citata qui una mail della signora E. da Varese:” All’inizio quando mi sono staccata dalla chiesa mi sentivo persa, ero delusa. Il percorso di spiritualità che sto facendo mi sta aiutando tanto ad analizzarmi interiormente, sono diventata più riflessiva e mi comporto senza sentirmi giudicata, credo fortemente nell’energia positiva e negativa, nella reincarnazione. In pratica cerco di fare le cose in base alla mia coscienza, se posso aiuto le persone anche con opere di volontariato, penso valga di più un’opera di bene che non una messa. In sostanza non mi piace quello che ha modificato l’uomo. Un Dio e un Gesù non si comporterebbero così, vivendo nel lusso e sentenziando regole assurde”.

Espressioni frequenti e comuni pure a molti cattolici che nel cattolicesimo di oggi non si ritrovano più. Certo anche qui l’occasione per uscirne e defilarsi potrebbe collegarsi a qualche piccolo o grosso conflitto con l’istituzione precedente, che però invece di condurre al nulla o verso l’indifferenza, ti porta a qualcosa di più profondo, che si chiama la radice e l’essenziale dell’io, si chiama spiritualità. In questa situazione la chiesa con i suoi dogmi non viene messa sotto processo o combattuta, ma relativizzata.

Per aiutarci un po’ad approfondire il tema possiamo citare Van Gogh che scrive al fratello:” per me il Dio degli uomini di chiesa è morto e sepolto.  Ma per questo non sono un ateo perché percepisco nel mio amare esservi qualcosa di misterioso, chiamato Dio, Natura umana, o altra cosa e mi rendo conto che è vivo e reale”. E Albert Einstein: “meravigliarsi ed emozionarsi di fronte al mistero, della straordinaria bellezza accessibile a noi anche solo nelle sue forme più elementari, questa è la vera attitudine religiosa”. E Leopardi, un ateo assetato di Dio che nella sua poesia “Infinito” esclama:” e dolce mi è naufragare in questo mare”.

Luisa Muraro, scrittrice e filosofa contemporanea nel suo libro “Il Dio delle donne” afferma con una certa circonlocuzione: “c’è in questo mondo una realtà che non è realmente solo di questo mondo. C’è oggi una forma di spiritualità che nasce dalla esperienza della fragilità umana, libera di indagare l’esistenza di Dio o il suo contrario. Dio smette di essere un talismano contro il male o le disgrazie di questo mondo, ma resta come dimensione reale al di là dello sperimentale e dell’opinabile, anche se non sappiamo dargli un nome”. Integrante a queste riflessioni andrebbe aggiunta un’opinione di S. Da Treviso:” I miei percorsi personali mi hanno portato alla convinzione che Dio è ognuno di noi o meglio la nostra essenza, che ognuno di noi conosce bene nel proprio Sé tutti i valori che le   varie dottrine tendono ad insegnarci-. E su queste bisognerebbe lavorare nel senso che ogni individuo ne divenga consapevole”.

I “non credenti” si trovano in una posizione talvolta migliore per accogliere lo spirito di Dio che soffia dove vuole e che difficilmente entra dove vi sono incrostazioni rigide di una religione abitudinaria.  Il diversamente credente non ha nulla a che vedere con il pessimismo ed il catastrofismo ma lo possiamo trovare impegnato in prima linea nella difesa dei diritti umani a salvaguardia del creato, volutamente al servizio degli impoveriti, recependo l’ottimismo della creazione. Non per niente le Comunità di Base hanno intitolato il loro convegno di Rimini del 2017 “Beati gli atei perché incontreranno Dio”. Al di là di un certo paradosso si potrebbe affermare che gli atei non esistono, o molto rari, ma i diversamente credenti sì. E forse varrebbe la pena ascoltare anche le esperienze dei loro vari percorsi nei molteplici movimenti spirituali di oggi, ancorché non siano muniti del timbro postale della chiesa, o delle religioni istituzionali.

Autore: Albino Michelin
Adattamento di ColosseoNews
23.02.2019

Wednesday, December 12, 2018

IL PRESEPIO DELLA NOTTE MAGICA




(….) Dicono
Che quando giunge la stagione in cui
si celebra la nascita del nostro Salvatore,
quest’uccello dell’alba canta tutta la notte.
E poi, dicono, nessuno spirito osa
andare in giro; salubri le notti,
nessun pianeta colpisce, nessuna fata incanta,
non c’è strega che abbia il potere di affatturare,
Tanto benigno e grazioso è quel tempo.

W. Shakespeare
Amleto, atto I, scena prima

Ho realizzato questo piccolo presepio utilizzando come materiale pietre e legno forgiato dalla natura. Le figurine sono quelle del presepio che si trovava a casa dei miei genitori a Roma.

Con i suoi versi W.Shakespeare esprime in modo mirabile la magia della Notte di Natale. Con questa mia rappresentazione della nascita di Gesù ti auguro Buon Natale.

Sandro
Natale 2018

Wednesday, August 22, 2018

CHIESA EVANGELICA VALDESE DI ZURIGO

Domenica 12 agosto 2018 ho partecipato al culto della „Chiesa Evangelica di lingua italiana di Zurigo“. Il rito, le preghiere e le parole pronunciate dal Pastore della chiesa Valdese, sono state una invocazione ed una lode a Dio che ho ascoltato con grande attenzione e partecipazione. Del culto riporto due preghiere:

PREGHIERA DI CONFESSIONE
«Signore e Dio nostro – quello che richiedi da noi come singoli, singole e comunità, è chiaro: praticare la giustizia, amare la misericordia, camminare umilmente con te.
Noi siamo consapevoli che la nostra vita è dominata da altri principi. Ci lasciamo influenzare dai nostri interessi, dalla nostre vedute e, anziché da ciò che tu richiedi.
Signore, perdonaci.
Fa‘ che la tua grazia sia più forte delle nostre contraddizioni e delle nostre debolezze. Rialzaci quando cadiamo a causa delle nostra fragilità e del nostro orgoglio. Insegnaci a ricominciare ogni giorno a camminare con te, e così imparare a vivere del dono della tua misericordia e della tua giustizia. Te lo chiediamo in nome di Gesù. Amen»


PREGHIERA D’INTERCESSIONE
«Signore ti preghiamo che la tua chiesa – ogni chiesa che confessa Cristo come proprio Signore e salvatore – compia con maggiore fedeltà il ministero di riconciliazione là dove l’egoismo e il sospetto trasformano gli „altri“, i „diversi“ in antagonisti da cui difendersi erigendo barriere e nuovi muri. Fa che la tua chiesa operi per la pace là dove l‘intolleranza religiosa divide la comunità umana.
Ti preghiamo per tutti e tutte coloro che stabiliscono e difendono i diritti delle persone di ogni convinzione religiosa. Ti preghiamo per coloro che hanno abdicato alla speranza ed alla rassegnazione. Per coloro che soffrono nell’anima e nel corpo. La tua parola ci spinga a costruire la comunità del tuo amore solidale, dove il sofferente ritrova forza e l’oppresso liberazione, il disperato nuova fiducia, il profugo ospitalità. Nel nome del tuo Figlio Gesù, che ci ha insegnato a dirti; „Padre nostro …»


Queste due preghiere sono opera del pastore E.Campi che mi ha fornito il testo. Frequento la chiesa Valdese di Zurigo saltuariamente, mi sono presentato come uno sconosciuto, ma fin dall’inizio sono stato accettato fraternamente e senza condizioni. Non ho incontrato gerarchie ed autorità, nessuno vuole imporre niente a nessuno, ci si sente liberi di esporre le proprie idee, non c’è traccia d’intolleranza, i diversi non sono visi come antagonisti ma portatori di nuove idee e valori, vengono ascoltati. Il messaggio cristiano ed ecumenico della chiesa Valdese è ben riportato nella „Preghiera d’intercessione “.

Sandro
20.08.2018

Wednesday, June 6, 2018

LA SANTISSIMA TRINITÀ: POTENZA E MAGIA DEL NUMERO TRE

Nella storia degli uomini il numero 3 ha sempre avuto un ruolo importante. Anzi nella storia personale di ciascuno esso è profondamente radicato e interiorizzato a tutti i livelli, intellettuale, emotivo, culturale, religioso, letterario. Tanto da farne una cabala del destino. Pitagora, il matematico greco-tarantino (+ 495 a.C.) lo spiegava con il fatto che il numero 2 rappresenta il pari, l’1 il dispari, il 3 la sintesi. Il 2 separa, (uomo-donna), il 3 unisce (uomo-donna figlio). E qui le esemplificazioni sono infinite. A ben osservare la triade è alla base di tutto, quando si vuole spiegare agli altri o spiegarsi le realtà più complesse si pone come base inconscia il numero tre. Il filosofo Aristotele aveva inventato il sillogismo, dimostrazione stringente su tre parti: a) premessa maggiore b) premessa minore c) conclusione. Esempio attualizzato: a) tutte le nazioni hanno un confine b) l’Italia è una nazione c) quindi anche l’Italia ha i confini. Triade abbiamo pure nei nostri tribunali: accusa, difesa, giudice. Per i cinesi 3 è il numero della totalità cielo, terra, umanità. Nell’astronomia il sole ha 3 parabole: alba, meriggio, tramonto. Nella Bibbia abbiamo una dovizia di numeri 3. Tre sono le porte del tempio, tre i figli di Noè, tre i giorni delle tenebre in Egitto prima dell’esodo degli ebrei, tre i giorni di Giona nel ventre della balena. Tre i Re Magi alla grotta del bambin Gesù. Tre i testimoni della trasfigurazione del signore sul monte Tabor, tre i giorni di Gesù nel sepolcro, tre i componenti della sacra Famiglia in terra: Maria Giuseppe Gesù, tre i componenti della Famiglia divina in cielo: Padre Figlio Spirito Santo. Tre le virtù teologali della perfezione umana: fede, speranza, carità. Tre i passaggi dei mistici nelle loro esperienze interiori: purificazione, illuminazione, unione con la divinità. Il nostro sommo poeta Dante ha strutturato la Divina Commedia, il suo capolavoro immortale su tre luoghi post mortem: paradiso, purgatorio, inferno, trentatré la cantiche in versi terzine, tre le fiere che il poeta incontra nella selva oscura, tre le persone che dal cielo corrono in suo auto: La Vergine, Lucia e Beatrice. Nelle fiabe dei romanzieri tre sono le prove che l’eroe deve superare. Giulio Cesare al ritorno dalle Gallie (55.a.C.) celebrò il suo trionfo con tre autoelogi; venni, vidi, vinsi. Anche nel genere musicale il numero tre fa bella comparsa. Puccini nella Turandot, brano “Nessun dorma“ fa brillare tre volte il suo tenore: “all’alba vincerò, vincerò, vincerò” E Rocco Granata vuole più presto sposare tre volte: Marina, Marina, Marina. Non andiamo poi ai proverbi popolari, pieni di sapienza e in genere ternari:” tre cose non tornano più indietro e più richiamar non vale: la freccia scoccata dall’arco, voce dal sen fuggita, e l’occasione perduta”. Tre sono le saggezze della vita e senza limiti: il cielo con le sue stelle, il mare con le sue gocce, il cuore con le sue lacrime. Pure le scienze moderne della psicologia presentano l’uomo in ternario: spirito, mente, corpo. E Freud nella psicanalisi struttura l’uomo a tre piani: inconscio(es), la coscienza(l’io), l’autorità (il super-io). Ma quello che nel senso di questo articolo potrebbe interessare è il tre nell’ambito religioso. Le grandi culture e religioni sin dall’antichità venerano il numero tre come divino e sacro. Mitologia indù: Brahma (creazione), Wisnu (conservazione), Shiva (distruzione). Mitologia egiziana: Iside padre, Osiride madre, Horus figlio. Mitologia greca: Giove, Poseidone, Ade. A questo punto qualcuno si chiederà: ma come sono questi tre giorni durante i quali Gesù rimase nel sepolcro? Alla lettera tre giorni significano 72 ore. Ma Gesù sepolto è rimasto solo 32 ore o qualcosa di più (dal pomeriggio del venerdì santo ore 17 fino all’alba della domenica di Pasqua). E qui la fede non si perde se si da’ all’affermazione un valore simbolico (da non confondere con leggendario): numero tre significa perfezione, completezza. Gesù è risorto, cioè da Dio glorificato allorché, ha compiuto totalmente e perfettamente la missione della sua esistenza. Tutto questo ci richiama infine al grande mistero della Santissima Trinità, un Dio in tre persone, Padre, Figlio, Spirito Santo. Che è? Politeismo, un panteon di divinità, rivelazione divina, esoterismo? Linguaggio dei concili di chiesa dei primi tre secoli? Quando si recita il Credo noi ripetiamo parole che al tempo della filosofia greca avevano tutt’altro significato. Non bisogna dimenticare che anche le parole hanno una loro evoluzione e vanno quindi situate nel contesto del tempo. Indubbiamente la recita del Credo presenta una terminologia difficile come “Gesù unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, generato non creato, della stessa sostanza del Padre, credo nello Spirito santo che procede dal Padre e dal Figlio…” Quando davanti alla Basilica della Natività di Betlemme si sente ripetere dagli ebrei e dai musulmani che Dio non ha figli, si rimane non tanto nel dubbio ma certo nella difficoltà di intendersi. Usiamo le stesse parole con lo stesso significato? Qui nessuno vuole farci perdere la fede e depennare un dogma ma ci si può accontentare di una spiegazione più empatica, vicina alla nostra esperienza e sete del divino, cioè: Dio è uno, autore e provvidenza della nostra vita (padre), è relazione personale con noi (figlio), e ci infonde entusiasmo nella vita (Spirito Santo). Questo non è un liquidare la Trinità, ma renderla più accessibile. Versione attuale, quale potenza e magia del numero 3.

Autore: Albino Michelin
A cura di ColosseoNews
06.06.2018

Thursday, August 10, 2017

REGOLA AUREA

Nel libro di Tobia si legge: „Non fare a nessuno ciò che non piace a te“ (Tb. 4,15). È una variante della nota formula: „non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te“. Quest’idea la si ritrova più o meno in tutte le religioni e morali. Era ben nota e diffusa in tutta l’antichità e nello stesso giudaesimo. È una formula di giustizia, e insieme d’ugualianza. Essa è, infatti, costruita secondo una regola di simmetria e di reciprocità. Questa regola, però è caratterizzata anche da una formulazione negativa. Infatti la regola esprime un divieto: „non fare“.

La formula del divieto „non fare“ assume dunque come principio razionale universale che nessun uomo ama essere danneggiato da un altro. Dal momento che io non desidero che qualcuno mi nuoccia sarò giusto se non danneggerò gli altri. Ma la regola così interpretata si presenta imperfetta: è infatti evidente che io posso sentirmi danneggiato da un atto che l’altro non ritiene sia dannoso per lui. Per converso è possibile che l’altro ritenga dannoso quel che per me non lo sarebbe affatto. A questo punto salta la simmetria e così pure la concretezza della giustizia. La verità di questa massima risiede nell’assunzione che tutti gli uomini sono simili tra loro. Se le cose stanno in questi termini, la regola fornisce un criterio sufficiente per non arrecare danno agli altri, ma non è detto che sia sufficiente per venire loro incontro, per promuovere il bene e l’aiuto.

Il Vangelo di Matteo, nell’enunciare la regola aurea, ha un carattere innovativo, poiché ne varia la formulazione. Pone la regola al positivo. Così il testo: „tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro“ (MT. 7,12). La modifica della formula sembra minima ma le conseguenze sono di grande rilievo. È infatti evidente che „non fare agli altri“ (non uccidere, non rubare …) deriva da un criterio di giustizia. Ma d’altro verso cosa accade a chi si rivolge a noi per cercare comprensione, sostegno ed aiuto; a chi ha sbagliato ed ha commesso una colpa e desidera essere perdonato! Ecco quindi che „fare agli altri“ acquista un significato più ampio rispetto al „non fare agli altri“ perchè non è sufficiente essere giusti, bisogna essere buoni, bisogna praticare l‘amore. „Fare agli altri“ significa aiutare il prossimo nel bisogno, nel pericolo e nel dolore, aiutarli a redimersi.

Citazione di Salvatore Natoli:
«Il divieto è necessario, ma la giustizia è avara: tutt’al più limita il male, ma non rende gli uomini migliori. Forse illude alcuni di essere tali. Si dice: „Non ho fatto niente di male“. Ma il Vangelo interroga: „Cosa hai fatto di bene, quale vero bene hai effuso negli altri?“ A tale scopo la giustizia serve a poco. È necessaria una discontinuità, uno scarto, un passaggio ad altro senza protezione. È necessario l’amore».

Riferimento:
Salvatore Natoli „Dizionario dei vizi e delle virtù“
Sintesi a cura di Sandro

Tuesday, April 18, 2017

GNOSTICISMO

Introduzione
Alcuni aspetti dello gnosticismo sono molto interessanti 1) Il mondo con tutte le sue malvagità e sofferenze non è stato creato da un Dio buono 2) Nell’apparenza siamo imprigionati in un corpo, ma in realtà siamo coscienza 3) Ognuno di noi ha in sé una scintilla divina  che con la salvezza si riunisce al mondo della luce 4) Si entra in contatto con il divino cercando dentro noi stessi 5) Gesù è l’illuminato che ci aiuta sulla via della redenzione 6) Per arrivare alla salvezza non si ha bisogno di una chiesa.

«La verità esiste fin dall’inizio ed è seminata ovunque, molti la vedono ma pochi la raccolgono».
«La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e immagini, non la si può afferrare in altro modo».

Le origini dello gnosticismo
Lo Gnosticismo è un complesso di dottrine e di movimenti spirituali sviluppatosi nei secoli I-IV d.C. sulla base della cultura filosofica e religiosa di quei tempi. In esso confluiscono elementi di diversa provenienza: giudaici, cristiani e platonici.

Ad Alessandria d’Egitto, che nei primi secoli era la seconda città dell’occidente, vivevano molti ebrei della diaspora che avevano trovato un Dio sconosciuto nei loro cuori, ma nello stesso tempo non potevano trovare lo stesso Dio nel mondo, perché questo mondo è pieno di malvagità e sofferenza e quindi conclusero che questo mondo era stato creato da un Dio minore. Questi è equiparato dagli gnostici al Dio dell’Antico Testamento, quello di „occhio per occhio, dente per dente“ un Dio malevolo.

Per gli gnostici questo Dio minore, creatore del mondo fisico, ha imprigionato l’uomo nella materia, ha avvolto la sua anima divina ed eterna in un corpo mortale, ha creato l’uomo a sua immagine schiavo della materia, che cerca ed accumula sempre di più.

I vangeli gnostici
Da molti studiosi si ritiene che esistesse una raccolta originaria delle parole di Gesù, chiamata “Q” dal tedesco “Quelle” fonte di tutti i vangeli successivi, quelli canonici e quelli gnostici.

Gli scritti di Nag Ammadi, ritrovati nel 1945 nell’alto Egitto, sono testi gnostici importanti perché ci parlano di un cristianesimo nascente che è stato poi oscurato. In essi ci sono detti attribuiti a Gesù che illuminano la sua figura di aspetti che non conoscevamo. Il più importante è il Vangelo di Tommaso.

 Elaine Pagels citazione:
«Il mito cristiano come noi lo conosciamo enfatizza una profonda distanza tra l’uomo e Dio. Dio è Dio, noi siamo semplici mortali. Il Vangelo di Tommaso dice che Gesù è figlio di Dio e lo sono anche tutti gli esseri umani. Dalla luce divina è stato creato il mondo, quando Dio disse „che sia luce“. Il genere umano è stato creato ad immagine di quella luce e nel vangelo di Tommaso Gesù parla come la voce che viene dalla luce».

«Io sono la luce che sovrasta tutti loro, io sono il tutto, il tutto promanò da me ed il tutto giunge fino a me, spaccate il legno e io sono lì dentro, solleva la pietra e la mi troverai».

Claudio Bonvecchio commento:
«Questo detto significa che il mondo non è qualcosa di spezzato di frammentario, ma una grande totalità in cui gli uomini ed il cosmo concorrono ad un unico grande obiettivo che è il ritorno all’unità. In questo senso un’immagine di Cristo che si fa terra che si fa pietra che si fa uomo e un’immagine di uomo che per diventare Cristo deve farsi terra deve farsi pietra, ecco io trovo che questa immagine è non solo di una grande e penetrante commozione in un abbraccio unico universale, ma anche un grande insegnamento valido nel passato ed ancora oggi».

Il Vangelo di Maria papiro gnostico greco è dedicato interamente alla Maddalena. Nel mondo che gravita attorno a Gesù questa donna occupa una posizione di primo piano, in diverse circostanze suscita l’invidia degli apostoli perché il Maestro l’ama più di loro.

I Vangeli del nuovo Testamento
I vangeli del Nuovo Testamento non sono stati scritti dagli apostoli, che erano probabilmente analfabeti, e neppure da altri contemporanei di Gesù. I vangeli sono un insieme di racconti e storie che circolarono per decenni nell’impero romano prima che alcuni cristiani eruditi li raccogliessero sotto forma scritta, i nomi degli apostoli furono aggiunti dai cristiani nel II secolo per sostenere l’origine apostolica dei testi. I vangeli della nostra Bibbia furono scritti 2-3 generazioni dopo Cristo in città del Mediterraneo lontane dalla Palestina.

La visione gnostica
Il punto focale dello gnosticismo è che ognuno di noi ha dentro di se una scintilla divina, il dovere del credente è trovarla e farla crescere, entrare in contatto con Dio guardando dentro di noi.

Nella visione gnostica siamo gocce di luce fatte scendere dal mondo della luce al mondo del caos dove le scintille sono avvinte dalle catene dell’oblio.

Gli gnostici conoscevano innumerevoli modi in cui si poteva arrivare alla salvezza, attraverso la contemplazione, facendo crescere la scintilla divina che è sepolta in ognuno di noi. Comunicare con Dio cercando nella nostra anima, una ricerca individuale del divino senza l’aiuto di preti e vescovi.

Cercare la gnosi, l’autoconoscenza, quello che cerchiamo è la parte di noi che non muore mai, è la scoperta che siamo immortali perché la nostra essenza non è il corpo. Nell’apparenza siamo solo un corpo, ma in realtà siamo coscienza.

Dalla conoscenza non razionale ma intuitiva, dipende la salvezza spirituale, conoscenza rivelata dei misteri divini e dell’ineffabile grandezza di Dio.

Il salvatore
La grande persona ispiratrice degli gnostici è Gesù.

Il Dio buono, il vero Dio nella bontà della sua misericordia ha inviato Gesù per redimere l’umanità, per aiutare gli esseri umani a liberarsi dal male intrinseco nella loro corporeità.

Il Salvatore è venuto quaggiù dal Plerum, dalla pienezza della manifestazione divina, per liberare queste scintille, destarle dal sonno, strapparle al mondo materiale.

Nei vangeli gnostici il Salvatore racconta che quando scese in incognito per liberare le gocce di luce attraversò un temibile luogo di mezzo infestato da potenze negative animate da bramosia ira e ignoranza.

Il Salvatore conduce l’anima alla perfezione per opera della Gnosi, della Conoscenza. Ogni gnostico dopo aver preso conoscenza di se stesso ritorna alla sua radice che è divina, la goccia di luce si riunisce alle altre scintille disperse e ricostituisce l’Anima Mundi, il regno della luce.

Tim Freke citazione:
«Gesù letteralmente il figlio di Dio e per di più unigenito, ma per gli gnostici Gesù è una metafora, un simbolo per il divino che si nasconde in ognuno di noi, in questo senso siamo tutti figli di Dio.
Siamo tutti figli di Dio se ci rendiamo conto della nostra vera identità, se non lo facciamo siamo in uno stato di morte apparente. Per gli gnostici ed i mistici questo è l’inferno in cui siamo morti spiritualmente perché crediamo che siamo il nostro corpo e non lo siamo, siamo Dio se vogliamo, siamo parte della Coscienza Unica dell`Universo. Scambiamo erroneamente noi stessi per questi corpi individuali con tutti i problemi che ne conseguono. Ciò di cui abbiamo bisogno è la Risurrezione e il succo della vicenda è questo. Dobbiamo morire per quanto riguarda l’identità corporea che si trova sulla croce della materia, e abbiamo bisogno di risorgere alla nostra vera identità che è il Figlio di Dio, che è il Cristo, la Coscienza del Padre, quindi siamo tutti il Cristo ed abbiamo tutti il bisogno di risorgere».

Giuseppe De Rosa citazione:
«Per giungere alla Salvezza, è necessaria l’opera di un Salvatore con la doppia funzione di Rivelatore, cioè di portatore della gnosi, e di vero e proprio Salvatore, che scende di persona nel mondo inferiore delle tenebre per liberare le anime cadute in esso. Per molte comunità gnostiche il Rivelatore-Salvatore è Cristo, che prende il corpo umano nella persona di Gesù».

Paolo da Tarso
In Paolo ci sono aspetti gnostici, parla del Cristo dentro di noi. Paolo è vissuto prima della redazione dei Vangeli Canonici. Paolo parla di Gesù come un mistero una metafora, una voce dentro di noi.

La fondazione della chiesa
Tre dei quattro vangeli canonici tacciono sulla presunta fondazione della chiesa, solo il vangelo di Matteo attribuisce a Gesù in due occasioni questo termine, ma sembra che Gesù facesse riferimento alla comunità dei credenti non a una istituzione attuale o futura.

Con il trionfa della chiesa è avvenuto che se vuoi arrivare a Dio devi passare per un vescovo, se si vuole costruire una chiesa si deve affermare che la salvezza è possibile solamente con, da e attraverso la chiesa e il rappresentante di Dio in terra che è il Papa, questo è l’unico modo. Mentre per gli gnostici è una cosa che riguarda solo te e puoi farlo da solo.

Gesù qualsiasi cosa fece non ha mai fondato una chiesa, non ha mai lasciato istruzioni per una chiesa. È un’invenzione successiva creata per rafforzare il potere della chiesa cattolica.

Gnosticismo vs. Cristianesimo
Se i cattolici odierni adorano Gesù come il figlio unigenito di Dio che morì per redimerci dai nostri peccati, i primi seguaci di Cristo sembra quasi che aderissero ad un credo differente. I cristiani giudaici dei primi secoli non riconoscevano il valore salvifico del sacrificio di Cristo sulla croce. Per loro Gesù era un Illuminato, non c’era nessuna immacolata concezione, nessuna resurrezione, nessuna croce, ma solamente le parole di Gesù che rappresenta l’incarnazione della saggezza divina.

Giuseppe De Rosa citazione:
«La conoscenza (gnosis) che possiede lo gnostico per sua natura è salvatrice. Per tale motivo lo gnostico si oppone radicalmente a Cristo quale è creduto nella fede cristiana e al cristianesimo, per il quale è la fede in Cristo che salva, non la conoscenza del proprio sé».

Gnosticismo una religione dell’individuo non imposta da una chiesa. Cercare di trovare la divinità per proprio conto. La parola peccatore non apparteneva al dizionario degli gnostici.

La crisi dello gnosticismo
Le difficoltà che gli gnostici si trovarono ad affrontare era che essendo individualmente alla ricerca della salvezza ognuno per se non erano organizzati non erano uniti.

Costantino primo imperatore romano abbracciò la causa cristiana grazie al quale la chiesa raggiunse il potere supremo. Gesù viene dichiarato Figlio di Dio per decreto imperiale, tutte le altre opinioni vennero proibite.

Al Concilio di Nicea nel 324 l’imperatore Costantino appianò tutte le differenze riguardo al credo.

Conclusione
Nei nostri giorni in cui le religioni tradizionali hanno perso credibilità presso tanti uomini che s’interrogano sulla spiritualità, i codici di Nag Ammadi, fondamentali per lo gnosticismo, hanno fatto riscoprire un’antica dottrina che studiata e rielaborata potrebbe rispondere meglio alle esigenze degli uomini di un mondo moderno.

Referenze:
Tim Freke        Filosofo e scrittore di libri su Gesù
Elaine Pagels        Prof.ssa Università di Princeton, studiosa dei vangeli gnostici
Giuseppe De Rosa    religioso, presbitero, teologo e biblista italiano.
Claudio Bonvecchio    Prof. di filosofia e scienze sociali.

Autore: Sandro
Zurigo 16.04.2017