Friday, February 15, 2013

L'Italia moralista, il caso Finmeccanica



Giuseppe Orsi presidente della Finmeccanica è stato arrestato ed è detenuto in carcere con l’accusa di aver pagato delle tangenti per la vendita di elicotteri Augusta all’India. Dopo lo scandalo, l’India ha deciso di sospendere la fornitura.

La magistratura ha fatto il suo corso, spero che non si sia sbagliata e che non sia stata troppo solerte nel denunciare i fatti e agire in conseguenza. A prescindere da tutti i fatti e da tutte le colpe, che sono da dimostrare, c’è però un fatto che in questa vicenda è sicuro: la perdita di un importante contratto e il danno d’immagine per la Finmeccanica il cui presidente è in galera! Si tratta di un’azienda che in Italia da lavoro a 39.000 dipendenti ed è player mondiale nei settori nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza.
Chiunque abbia avuto a che fare con la vendita di prodotti ad alta tecnologia in determinati paesi sa che senza tangenti non si vende niente. Questa è la realtà, inutile ignorarla altrimenti è meglio chiudere i battenti e starsene a casa.

Quanto successo è sintomatico per il sistema Italia. Chi non ha niente da perdere e non è sensibile al bene comune, si scandalizza, si erge a paladino della morale, dei diritti e della legge. I mass media amplificano i fatti, creano i colpevoli, i magistrati sono liberi d’indagare e denunciare, senza rischio se sbagliano!

Se un imprenditore cerca di ottenere un contratto in determinati paesi pagando le mazzette, perché è costretto a  pagarle, questa persona che crea lavoro rischia la galera, la sua ditta, la chiusura. Il sistema è assurdo e manca di pragmatismo. L’Italia non si può permettere di perdere contratti milionari e danneggiare le sue industrie migliori.

In Europa nessun paese è così stupido da andare contro i propri interessi quando la necessità di determinati compromessi è evidente.

Dal carcere di Busto Arsizio, dove è stato condotto all’alba di due giorni fa, Giuseppe Orsi si è così espresso al suo legale:
 «Affronto questa prova sofferta ma con il conforto che i giudici capiranno che ho solo portato avanti un'attività per il bene dell'azienda».
Per il resto, non ha chiesto particolari sistemazioni di favore ai secondini, accettando l’alloggio da detenuto comune.

Di questa vicenda non si conosce ancora la verità, ma si riconosce ancora una volta la particolare attitudine all’autolesionismo degli italiani. Si riconosce anche la demagogia di determinati personaggi investiti di alte cariche pubbliche che parlano di giustizia e di morale a livello puramente teorico, avulso dalla realtà.

Il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli in merito alla vicenda ha detto:
« La corruzione internazionale non è una condotta eticamente censurabile, ma un reato che va perseguito [ …]. Sostenere che ci dovremmo abituare all'illegalità, come a una situazione necessaria e inevitabile, come a un male con cui bisogna convivere, è inaccettabile. Non si tratta di moralismo: c'è una norma del codice penale che punisce anche la corruzione internazionale. [ … ]. Anche la corruzione internazionale è dunque un reato e il pm di fronte a un reato deve fare le indagini, così come il tribunale deve condannare».

Belle parole, ma le vada a raccontare a chi in Italia è disoccupato, oppure a chi vive con meno di mille euro al mese, rifletta se siano opportune in un paese che ha un debito pubblico di 2000 miliardi di euro ed è in forte recessione economica. Alle belle parole del presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli io preferisco l’azione del presidente Giuseppe Orsi che si adopera per creare lavoro e agisce nella realtà di questo mondo anziché in una realtà virtuosa ma lontana, molto lontana.


Sandro

Tuesday, December 25, 2012

Mario Monti dice la verità

Nel dicembre 2011 il presidente della repubblica Giorgo Napolitano aveva affidato il compito di operare il salvataggio dell’Italia a rischio "default" finanziario ad un governo tecnico. Gli obiettivi del governo tecnico guidato da Mario Monti erano quelli di mettere a posto i conti dello stato come richiesto dall’Europa, riacquistare la fiducia dei mercati finanziari in merito alla tenuta del paese e cercare di far ripartire la stagnante economia.

Dopo un anno di lavoro a dicembre 2012 il governo tecnico di Mario Monti ha terminato il suo mandato e con anticipo forzato si è dimesso.

Mi permetto da cittadino italiano di fare un consuntivo:

Il governo Monti ha conseguito a livello internazionale degli ottimi risultati. l’Italia ha riacquistato il suo ruolo di paese fondatore in Europa e si è delineata come protagonista attiva nelle vicende comunitarie. Il nostro paese è oggi più rispettato e partecipa attivamente alla costruzione di un’Europa più forte e unita. 

L’Italia ha evitato di precipitare nel baratro di bancarotta finanziaria a prezzo di grandi sacrifici pagati in modo molto pesante dai ceti meno abbienti del paese. Un esempio, la tassa sulla casa IMU che colpisce indistintamente dal reddito le persone proprietarie di un immobile.

Monti aveva promesso che le manovre finanziarie sarebbero state emanate all’insegna di «Efficienza, Equità e Sviluppo». L’Equità non c’è stata, era meglio non prometterla affatto! In Italia l’equità è un miraggio, applicabile in un paese normale, non nell’Italia d’oggi.

Lo Sviluppo, non si è, né si poteva verificare in così breve tempo. La scure del risparmio pubblico e dell’aumento delle tasse ha innescato una forte recessione. Si prevede un lento recupero nei prossimi anni.

Mario Monti con la sua opera di governo ha fatto quello che poteva, ha evitato una catastrofe finanziaria ed indicato una strada da seguire. Era un’illusione aspettarsi un’operazione indolore in un paese in forte stagnazione economica, che spende 75 miliardi di Euro d’interessi annuali per il debito pubblico.

Un grande merito di Mario Monti è quello di avere governato all’insegna della verità e dell’onestà e così facendo di aver smascherato gli illusionisti ed i bugiardi della politica. Uno su tutti, quello che scende in campo per farsi gli affari suoi!

La menzogna politica è un metodo molto diffuso per ottenere il consenso di un popolo sprovveduto, superficiale ed a volte anche oppresso dal bisogno. 

« La menzogna politica moderna ha effetti di destabilizzazione e disorientamento collettivo.
..attraverso un’ immagine non si mira semplicemente a migliorare la realtà, ma ad offrire un completo sostituto di essa.
Il fatto che gli ingannatori grazie al potere di amplificazione delle menzogne dato dalle moderne tecniche di comunicazione, possano oggi cadere più facilmente vittime delle proprie falsità, rende estremamente pericoloso il ricorso alla menzogna politica, poiché l’ ingannatore che inganna se stesso perde ogni contatto non solo con il proprio pubblico, ma con il mondo reale.

Dal che si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più e’ probabile che finirà anche lui ha credere alle proprie menzogne ». 

Hannah Arendt  La menzogna politica

Mario Monti ha messo gli italiani di fronte ai problemi del paese ed ha detto loro la verità sullo stato del paziente. Ha fatto loro capire che per guarire non sono più sufficienti le ricette di destra o di sinistra dei partiti politici ma quello che serve è innovazione, lavoro, senso civico ed onestà, a tutti i livelli dalle istituzioni fino al semplice cittadino. È necessaria una rivoluzione culturale per far ripartire il paese, ingessato nelle sue strutture arcaiche, e fare in modo che l’Italia divenga un paese normale e moderno. 

Sandro

Saturday, October 13, 2012

QOÈLET Il predicatore



Della Bibbia fa parte un piccolo libro, un testo sapienzale, dal titolo QOÈLET “ Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme”. La parola Qoèlet designa una funzione: indica colui che parla all’assemblea, cioè il predicatore. Il figlio di Davide re di Gerusalemme è identificato come Salomone; l’autore si concede una finzione letteraria e mette le proprie riflessioni sotto l’autorità del più illustre sapiente d’Israele. Il libro è stato scritto in ebraico tardivo, alcuni frammenti sono stati ritrovati nelle grotte di Qumran. La data di composizione più probabile del libro è il III secolo a.C.

Nel libro non c’è uno schema definito, ma variazioni su un tema unico: la vanità delle sorti umane di cui si parla dall’inizio alla fine del libro.

“Vanità della vanità, dice Qoèlet,
vanità della vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno
per cui fatica sotto il sole?” (1,2-3)

Tutto è illusorio: la scienza, la ricchezza, l’amore, la vita stessa. Questa è un susseguirsi di atti sconnessi e senza valore, che termina con la vecchiaia e con la morte, la quale colpisce inesorabilmente il sapiente e il folle, il ricco e il povero, l’uomo e l’animale.

“Io, Qoèlet, sono stato re d’Israele in Gerusalemme. Mi sono proposto di ricercare ed investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo (…) Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento.” (1,12)

Tutto è uno sforzo inutile, chimera, tempo perso.

“Ho deciso di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perché: Molta sapienza molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore” (1,17)

Apprendere un lavoro, imparare un mestiere dedicarsi allo studio, pervenire alla sapienza, conoscere la scienza comporta molto impegno, sforzo, studio ed ansia. Il risultato è che più si sa e più si diventa coscienti dei propri limiti e si accresce il dolore.

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, (…)
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere ed un tempo per ballare. (…)
Un tempo per amare  e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra ed un tempo per la pace.
Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?” (3,1-9)

Ogni cosa ha il suo tempo e tutto finisce. A queste sconcertanti riflessioni Qoèlet contrappone la saggezza ed insegna: in quel tempo irrepetibile che ti è dato devi intraprendere, impegnarti essere laborioso, questo è l’unico modo per dare un senso alla vita e cercare di realizzarsi.

"Godi la vita con la sposa che ami per tutti i giorni della tua vita fugace, che Dio ti concede sotto il sole, perché questa è la tua sorte nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole. Tutto ciò che trovi da fare, fallo finché ne sei in grado, perché non ci sarà né attività nè ragione né scienza, né sapienza giù negli inferi dove stai per andare”(7,8)

Non potrai mai capire il mondo perché il suo senso trascende i limiti del tempo e dello spazio, per noi uomini è mistero. Tuttavia Dio ha messo nel cuore dell’uomo una nozione d’eternità.

“Egli ha messo la nozione d’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera di Dio da principio alla fine” (3,11)

È proprio questa nozione d’eternità impiantata nel suo cuore che fa percepire all’uomo un’esigenza di completezza, di totalità, di luce e di verità che gli sfugge. Questo briciolo d’eternità gli fa intravedere l’opera di qualcosa di assoluto e di trascendente, il suo cuore non è completamente nelle tenebre.

Il libro di Qoèlet è annoverato tra i libri sapienziali della Bibbia. Salvatore Natoli nel suo libro “Stare al Mondo” scrive:

“Ha ragione Qoèlet: il sapere costa fatica guadagnarlo e una volta acquisito si è ben lontani dal possederlo. È allora vano? Ci sarebbe troppa pretesa di verità nel proclamare la vanità di ogni sapere. Qoèlet vuol dire altro. L’eternità che Dio ha posto nel cuore dell’uomo gli impedisce di affermare e di negare in assoluto: è però una sapienza che gli consente di operare, che lo rende capace di muoversi nell’incertezza, di trovare vie di uscita nelle difficoltà, di tentare perfino l’impossibile, sapendosi all’occorrenza fermare e se necessario battere in ritirata. E ripartire. Nel frattempo non bisogna trascurare il presente, ma rimanergli strettamente legati, prenderlo così come viene e, per quanto si può, saperselo godere. Questa è una saggezza sobria, sperimentale, tutt’altro che vana”

Qoèlet  ha scritto il suo piccolo prezioso libro più di duemila anni fa, ma il suo contenuto e le idee esposte affascinano ancora oggi l’uomo moderno, perché con grande attualità, partendo dal dubbio e dalla incomprensibilità del mondo stimola la riflessione e fa intravedere delle risposte per una saggia condotta di vita. Ma niente è definitivo perché si insegue il vento e quando si pensa di aver compreso, subito si riparte e si cerca di nuovo la verità. Questo libro è una fonte di saggezza perché pur affermando che tutto è vanità, ne relativizza il senso ed anche se gli uomini non possano capire l’opera di Dio da principio alla fine hanno in se una nozione d’eternità nel loro cuore che gli permette di accettare la vita come un dono, così come è, per quello che è, partendo da questa base insegna a superare le difficoltà ed a sperare.
Leggendo il libro di Qoèlet il lettore che si pone domande radicali non troverà mai risposte precise ma sarà stimolato a cercarle da solo con la riflessione aiutato da quel granello di eternità posto nel suo cuore.

Sandro

Saturday, September 1, 2012

Rachel Corrie, pacifista



Rachel Corrie (USA 1979 – Rafah 2003) è stata un’attivista statunitense. Era membro dell'International Solidarity Movement (ISM) - lo stesso in cui militava Vittorio Arrigoni, rapito e ucciso a Gaza nel 2011.

Nel gennaio del 2003 Rachel si recò nella striscia di Gaza dove partecipò attivamente ad azioni di protesta. Rachel si definiva un "osservatore dei diritti umani", per quanto riguardava le azioni dei militari israeliani nella zona.

Il 16 marzo 2003 Rachel fu travolta e uccisa mentre stava cercando d’impedire ad un bulldozer corazzato dell’esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi.


I testimoni raccontano che Rachel era in piedi su un cumulo di detriti davanti al bulldozer ed indossava un giubbetto fluorescente, rosso. Era impossibile pensare che non potesse essere vista dal conducente del mezzo. A un certo punto, Rachel cadde dal cumulo, forse era scivolata e non è riuscita più a rialzarsi. Il bulldozer è seguitato ad avanzare e l’ha travolta. Un testimone oculare, ha detto: «Il bulldozer avanzava lentamente. Quando lei è scivolata tutti noi abbiamo corso verso il bulldozer perché si fermasse, ma chi guidava ha proseguito».

Un mese dopo il tragico avvenimento il caso fu chiuso. La versione ufficiale dell’esercito israeliano scagionò completamente il conducente del bulldozer. Le  responsabilità dell'accaduto furono individuate nel comportamento "illegale, irresponsabile e pericoloso" dei dimostranti.

Nel 2010, contro la decisione di chiudere il caso, i genitori di Rachel Corrie hanno intentato una causa civile contro lo stato israeliano accusandolo di essere responsabile dell'uccisione della figlia e di non aver condotto un'indagine credibile.

Ad agosto 2012 il tribunale della corte di Haifa ha sentenziato che non ci sono stati errori nell'indagine: la versione ufficiale è che il conducente del bulldozer non vide la giovane donna. La morte della ragazza è stata definita in ultima analisi "uno spiacevole incidente". Per la corte di Haifa, l'uccisione di Rachel è stato niente altro che un deplorevole evento che la vittima avrebbe potuto evitare, perché consapevole dei rischi cui andava incontro.

"Anche se non sorprendente, questo verdetto è un esempio ulteriore della vittoria dell'impunità sulla responsabilità e sull’onestà ", ha commentato l'avvocato Hussein Abu Hussein, legale della famiglia Corrie, dopo aver appreso della decisione del tribunale. "Questa corte - ha aggiunto l'avvocato - in questo modo ha avvallato pratiche illegali, fra cui l'aver trascurato la protezione di vite umane. E questo verdetto biasima in definitiva la vittima, sulla base di fatti presentati al giudice in forma distorta".

Tutto secondo copione! Di fronte la politica di difesa e sicurezza d’Israele non esiste considerazione e rispetto per la vita umana. Con la sua sentenza, il tribunale di Haifa ha avvalorato la violazione dei diritti umani commessa dall’esercito israeliano e la cultura dell’impunità.

Il giudice divino

Le loro vie sono sempre davanti a lui,
non restano nascoste ai suoi occhi.
Su ogni popolo mise un capo,
ma Israele è la porzione del Signore.
Tutte le loro opere sono davanti a lui come il sole,
i suoi occhi osservano sempre la loro condotta.
A lui non sono nascoste le loro ingiustizie,
tutti i loro peccati sono davanti al Signore.

 SIRACIDE (17, 13-17)


Wednesday, August 1, 2012

Vivere la Carità



Nel Nuovo Testamento Paolo da Tarso parla della carità usando la parola greca agape che noi traduciamo con amore. Tuttavia la radice della parola carità non è agape, bensì charis, che in greco vuol dire dono, grazia. Con carità s’intende un amore incondizionato che vuole il bene altrui.

Che cosa non è la Carità?
Prima di affrontare il concetto di Carità è bene fare chiarezza su cosa non è la Carità.

la Carità non è Solidarietà che nella società è un fattore di utilità ed è alla base di una giusta convivenza e convenienza per tutti. 

La Carità non è Beneficenza che è un dono impersonale, non prendo su di me il fardello dei dolori e delle necessità dell’altro, ignoro chi esso sia.

La Carità non è Benevolenza che è partecipazione alla sorte dell’altro, ci s’immagina di poter essere nella sua situazione, io mi vedo in lui ma rimango distante da lui, non porto il suo peso.

Che cosa è la Carità?

Nel Nuovo Testamento Paolo da Tarso nel famoso ”Inno alla Carità” dice ai Corinzi:

… se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità, non sarei nulla.

Qui è evidenziato il primato della Carità rispetto al dono della scienza ed addirittura della Fede. La Fede, da sola non basta ad elevare lo spirito dell’uomo verso il bene, non garantisce la Salvezza.

… e se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi la carità, niente mi gioverebbe.

Spogliarsi e donare tutte le proprie sostanze, annullare il proprio corpo non basta se questi atti non sono accompagnati dalla Carità.

La carità è paziente è benigna a carità (…)
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse,
non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.


Si comprende quindi che con Carità s’intende un amore di dilezione che vuole il bene altrui, che si esprime in modo totalmente gratuito, che non è condizionato dal riscontro che se ne può avere. L’unica ragione che fa scattare quest’amore è il bisogno della persona che ci sta davanti.

 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.

Questa frase conclusiva dell’Inno alla Carità significa che l’atto d’amore verso il prossimo espresso con la Carità  esprime l’Eterno, l’amore che non avrà mai fine.

Chi ci ha insegnato la Carità?

Gesù ha insegnato e portato nel mondo la Carità. La religione cristiana dice che il Dio dell’amore si è manifestato in Gesù di Nazaret, un uomo che ha attuato in se la logica dell’Eterna armonia che nel suo vertice si chiama amore. Chi coglie il suo messaggio, chi vive nello spirito della Carità, chi pratica la Carità, è salvo.

Chi ha espresso in modo esemplare la Carità?

Una delle persone più amate e rispettate del XX secolo è Madre Teresa di Calcutta, fondatrice della “Congregazione missionaria della Carità”, premio Nobel 1979 per la Pace.

Madre Teresa era una donna piccola, con un animo immenso, portatrice di un amore infinito per il prossimo, donava la Carità curando ed assistendo le persone non desiderate, non amate, abbandonate da tutti. Madre Teresa era azione vivente dell’amore di Gesù in questo mondo.

Ho vissuto nella miseria, emarginato malato e dimenticato, ma muoio come un angelo assistito ed amato.

Queste le parole che un uomo, alla fine dei suoi giorni, rivolge a Madre Teresa di Calcutta nell’ospedale dei poveri e diseredati.

La Carità per noi

La fragilità degli uomini, i loro limiti fisici e morali li portano spesso in situazioni in cui hanno bisogno d’aiuto. Quando si è soli, incompresi, deboli rispetto alle tempeste della vita si cerca una roccia a cui aggrapparsi. È questo il momento in cui ognuno, anche se non ha il dono della Fede si può rivolgere a Gesù.

Queste dunque le tre  cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Con queste parole Paolo ci ricorda che la cosa più grande è la Carità. Puoi riceverla da chi ti vuole bene, ma se un giorno ti mancasse e tu ne avessi estremo bisogno, ricordati di Gesù. Rivolgiti a lui anche se per tanto tempo l’avevi dimenticato od addirittura messo in dubbio. Vedrai che quando tu lo chiamerai, lui verrà, non ti chiederà nulla e non sarai più solo.

Riferimento: Nuovo Testamento, San Paolo, Prima lettera ai Corinzi
(1 Corinzi 13, 1-13)

Sandro

Tuesday, July 3, 2012

Europei 2012, argento per l'Italia


La nazionale italiana ha conquistato l’argento agli europei di calcio 2012. In finale l’Italia è stata battuta dalla Spagna che ha meritato l’oro.

La sconfitta in finale sul campo di Kiew, dopo la delusione iniziale, ha fatto riflettere ed ha evidenziato un fatto che va riconosciuto: la nazionale ha disputato un grande europeo ed ha raggiunto con il secondo posto un risultato che nessuno si aspettava.

La nazionale non era annoverata tra le favorite; gli sportivi italiani non sembravano identificarsi nella loro squadra. La prima fase a gironi è stata superata dalla squadra con qualche difficoltà, ma quando si è passati ai confronti diretti ad eliminazione, l’europeo si è arricchito di una sorpresa:  la nazionale italiana era cresciuta, otteneva risultati e giocava da protagonista. La nazionale ha eliminato l’Inghilterra ed ancora una volta, come da sempre nei confronti internazionali, anche la favorita Germania.

La nazionale italiana ha saputo dare vita ed aumentato l’interesse per il campionato europeo 2006. Gli azzurri guidati da Prandelli si sono messi in evidenza come un team altamente motivato, hanno cantato l’inno nazionale ad alta voce, hanno giocato e lottato all’estremo delle loro forze, sul campo caratteri estremi hanno fraternizzato e fatto squadra. Gli azzurri hanno affrontato tutti gli avversari a viso aperto; hanno giocato e fatto giocare al calcio. Questo merito è stato riconosciuto dalla stampa estera, sorpresa di vedere una nuova Italia giocare a tutto campo. In Italia ed all’estero, anche dopo la sconfitta in finale, non è mancato il rispetto. I valori espressi dalla nostra nazionale sono stati largamente riconosciuti. 

La squadra azzurra agli europei 2012 ha dato una dimostrazione di come si rappresenta il proprio paese, di come si possono superare grandi difficoltà, di come pur non essendo i più forti si possono superare i forti, di come si vince e come si perde, a viso aperto con dignità. Gli azzurri con il loro comportamento hanno dato questo messaggio gli italiani, credo sia stato apprezzato e recepito.

A tutti i membri della nazionale italiana di calcio, un sentito GRAZIE.

Sandro

Saturday, June 23, 2012

La Natura Umana


Gli esseri umani rappresentano un livello superiore della struttura del creato, sono esseri consapevoli dotati d’intelligenza, coscienza e ragione, sono liberi e nei limiti delle loro capacità, si costruiscono da sé successi ed insuccessi, determinano il loro destino mediante decisioni personali. Lungi dall’essere perfetti gli esseri umani sono sottoposti a limiti fisici quali: debolezza, sensibilità al dolore, brevità della vita. Si deve tuttavia riconoscere che il limite umano è più sul piano morale che su quello fisico. Gli esseri umani non sono soltanto fragili, essi sono portati ad infrangere la morale ed il loro egoismo genera il male.

Pensiero, libertà, limiti fisici e limiti morali interagiscono incessantemente e determinano la vita dei singoli, in senso lato generano la storia. Questo processo vitale spazia dal bene al male, dal buono al cattivo, dal giusto all’ingiusto, la storia dell’umanità é caratterizzati da episodi di grande miseria e di divina grandezza.

Dal libro Le Religioni del Mondo di Huston Smith la citazione:
 “Nella natura umana, colpisce come caratteristica saliente il fatto che senza chiudere gli occhi di fronte alla propria fragilità essa affermò  la sua inesprimibile grandezza. Siamo una miscela di polvere e di divinità“.

L’essere umano può vivere nel peccato e nella miseria morale, oppure può  praticare il bene e vivere una vita santa. Seguendo il proprio egoismo ci si perde nel buio, per tendere verso la luce si ha a disposizione la ragione e l’amore. Alla fine della sua breve esistenza ognuno dovrà chiedersi qual è stato il suo contributo nel mondo, se è riuscito ad incrementare il valore della sua vita verso valori più alti, oppure se si è perduto nel peccato. Nessuno combatte da solo, ci è stata data una grande guida, Gesù Cristo che ci ha insegnato l’amore.

La religione cattolica, partendo dai limiti morali della natura umana ha introdotto il dogma del peccato originale come verità fondamentale della fede. Il dogma  è stato ereditato da Sant’Agostino che parla dell’umanità come di una “massa dannata”.  Secondo la Chiesa, l’uomo da solo non può liberarsi dal peccato, ma è necessaria l’iniziativa divina, cioè la Grazia.

Peccato originale, liberazione dal peccato tramite la Grazia? Questi concetti professati come verità dal cristianesimo non riescono, a mio avviso, ad arrivare all’anima degli esseri umani perché trovano sulla loro strada la mente pensante e razionale. L’essere umano, debole, limitato, sottoposto a mille avversità, quando riesce a vincere una battaglia contro il male, non può essere privato del merito di essersi liberato dal proprio egoismo ed essersi schierato dalla parte del bene.

Da l’Ascetica di Nikos Kazantzakis la citazione:
“Sono una creatura effimera, debole, fatta di fango e sogni. Ma dentro di me sento vorticare tutte le potenze dell’Universo […] noi usciamo da un Caos onnipotente, da un denso abisso di luce e di tenebre. E noi tutti combattiamo in questo fugace passaggio della nostra vita individuale per mettere in ordine il caos in noi, per purificare l’abisso, per uscire dai nostri corpi quanta più tenebra possiamo e tramutarla in luce”.

Vivere ed attendere la Grazia? No, è più consono alla natura umana vivere responsabilmente,  mobilitare incessantemente le proprie forze per combattere l’egoismo che è in noi, cercare sempre di fare il bene per lasciare su questo mondo una traccia del nostro passaggio, una scintilla di luce.

Così facendo la Grazia verrà!

Sandro