Wednesday, July 8, 2015

NAKBA

«Nel 1948 gli arabi della Palestina scacciati dalle loro case dai Sionisti sono fuggiti portando con se, assieme alle loro poche cose, un simbolo della loro proprietà: la chiave della loro casa che sono stati costretti a lasciare assieme alla loro terra. La chiave consegnata dai padri ai figli per generazioni, come simbolo del loro diritto di proprietà, usurpato ma mai estinto, testimonierà sempre della violenza e del furto da loro subito. 
Un giorno quegli uomini, o i loro figli, o i figli dei loro figli, torneranno alla loro casa in Palestina, od al luogo dove essa sorgeva perché distrutta dagli occupanti, portando con se la chiave. Quel giorno i nuovi proprietari occupanti esibiranno dei pezzi di carta legittimati dalle loro autorità. Pezzi di carta che non valgono nulla perché supportati dal sopruso e dalla forza, quindi non legittimi».

L’esodo palestinese del 1948 è conosciuto come Nakba (in arabo catastrofe). L’esodo della popolazione araba palestinese è avvenuto durante la guerra civile del 1947-48, al termine del mandato britannico e durante la guerra arabo-israeliana, dopo la fondazione dello stato di Israele. La Nakba è anche all’origine della tragedia dei “rifugiati palestinesi”.

Israele con la sua politica sionista ha sempre negato e cercato di far dimenticare con ogni mezzo che la popolazione araba in Palestina è stata derubata e scacciata dalle loro terre con la forza. Ha sempre negato che lo sradicamento della popolazione autoctona palestinese facesse parte di un piano ben preciso architettato dai suoi massimi esponenti politici e portato a termine con le armi.

Lo storico israeliano Benny Morris sostiene che l'esodo palestinese del 1948 sia stato inevitabile. La comunità ebrea in Palestina era minacciata dagli stati arabi, correva il pericolo di essere estinta ed uno Stato ebraico non poteva sopravvivere con una presenza araba troppo consistente.

La nuova storiografia israeliana ha riesaminato l’esodo palestinese, ridefinendolo come atto di pulizia etnica. Lo studioso israeliano Ilan Pappe autore del libro “La pulizia etnica della Palestina” sostiene e documenta che il movimento sionista nel creare il proprio Stato-nazione si è reso responsabile di un crimine che volutamente è stato cancellato dalla memoria globale e rimosso dalla coscienza del mondo.

Nel libro di I.Pappe è riportato che a marzo del 1948 i dirigenti sionisti con a capo Ben Gurion diedero il via al Piano D (Dalet in ebraico) che contemplava la sistematica espulsione dei palestinesi dai loro territori e la distruzione delle loro aree rurali ed urbane. Gli ordini alle unità operative erano accompagnati da una descrizione dei metodi da usare per espellere i palestinesi: intimidazione su vasta scala, assedio e bombardamenti dei villaggi e centri abitati, incendi di case e demolizioni. Quando la missione fu compiuta, più della metà della popolazione originaria, almeno 750.000 persone, era stata sradicata, 531 villaggi erano stati distrutti e 11 quartieri urbani svuotati dai loro abitanti. La sistematica attuazione del Piano D fu un evidente operazione di pulizia etnica, considerata oggi dal diritto internazionale un crimine contro l’umanità.

Palestina 1947-48 fatti storici
1917
Dichiarazione Balfour: promessa fatta dalla Gran Bretagna al movimento sionista di assicurare un “focolare” per gli ebrei di Palestina
1922
 
Il Consiglio della Lega delle Nazioni approva il Mandato britannico in Palestina. Dal censimento inglese della Palestina risulta: popolazione totale 757.182 di cui 78% mussulmani, 11% ebrei, 9.6% cristiani.
1923
Inizio del mandato britannico in Palestina.
Il periodo fino alla seconda guerra mondiale è caratterizzato da un immigrazione sionista su vasta scala, attività diplomatiche che hanno lo scopo di favorire la costituzione di uno stato ebraico in Palestina, sommosse e scontri a fuoco tra palestinesi e sionisti.
1940-45
Seconda guerra mondiale, per gli ebrei tragedia dell’Olocausto. Molti sopravvissuti emigrano in America, altri si dirigono verso la Palestina attirati dal nascente stato ebraico.
1947
Sopraffatta dagli eventi l’Inghilterra dichiara che si ritirerà dalla Palestina.
A novembre l’Assemblea Generale dell’ONU adotta la “risoluzione 181” di spartizione della Palestina che prevede la creazione di due stati. La spartizione non è accettata dai palestinesi.
Inizia l’espulsione degli arabi palestinesi nativi da parte degli ebrei d’Israele.
1948
(Gennaio – Maggio)
Nasce il Movimento Nazionale Palestinese, iniziano a formarsi gruppi di resistenza alla spartizione della Palestina.
Scoppia la guerra tra ebrei e arabi (Esercito Arabo di Liberazione). Il gruppo paramilitare sionista Haganà dichiara la mobilitazione. La Consulta, organo direttivo sionista con a capo Ben Gurion, finalizza il piano Dalet, per l’espulsione dei palestinesi dalle loro terre.
Il presidente Truman assicura il sostegno alla causa sionista.
L’Haganà inizia a cacciare i palestinesi dall’area costiera tra Haifa e Giaffa. I villaggi lungo la strada Tel Aviv - Gerusalemme sono occupati e i residenti espulsi.
Massacro di Deir Yassin da parte dei gruppi estremisti sionisti Irgun e Stern.
Haifa viene ripulita della sua popolazione palestinese. L’Haganà occupa una zona di Gerusalemme Ovest, da cui tutti i palestinesi sono espulsi.
La Legione Araba attacca comunità ebraiche come rappresaglia per le azioni militari ebraiche. Giaffa si arrende all’Haganà.
A maggio ca. 220.000 palestinesi sono stati espulsi dalle loro case.
Il 14 maggio Israele dichiara la sua indipendenza e la fondazione dello stato ebraico. Il presidente Truman riconosce lo stato d’Israele. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiede il cessate il fuoco.
(Giugno – Ottobre)
È un periodo caratterizzato da due tregue. L’esercito israeliano IDF, subentrato all’Haganà, occupa le città di Lydd e Ramla, assalta villaggi e seguita a scacciare migliaia di palestinesi dalle loro terre.
(Novembre)
Il consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiede una tregua immediata e il ritiro delle truppe.
Le Nazioni Unite adottano la “risoluzione 194” che dichiarava l’incondizionato diritto al ritorno dei profughi palestinesi alle loro case. Una delle tante risoluzioni ONU che Israele ha sistematicamente disatteso.
L’IDF inizia ad espellere gli abitanti di villaggi dagli insediamenti all’interno del confine libanese.
1949
Tra due e tremila abitanti vengono espulsi dall’ IDF dalla sacca di Faluja.
Armistizio d’Israele con gli stati della Legione Araba coinvolti nel conflitto: Egitto, Libano, Giordania e Siria.

Al termine della guerra e della pulizia etnica in Palestina, in un solo anno, 1/2 degli abitanti autoctoni (ca. 800.000) sono stati scacciati dalla loro terra, 1/2 dei villaggi distrutti (ca. 500).

Risoluzione ONU 181
La risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU 181 del 1947 prevedeva la creazione di due stati. 
Alcuni aspetti del piano di spartizione: Non tiene conto dei diritti dei palestinesi, agli ebrei viene assegnato il 56% della terra, Gerusalemme viene dichiarata città internazionale, a quel tempo gli ebrei possedevano solo il 6% della terra e costituivano solo 1/3 della popolazione, 400 su 1000 villaggi palestinesi erano inclusi nella parte assegnata agli ebrei.
La Risoluzione non viene accettata dai palestinesi e dagli Stati Arabi.
Nella cartina il piano di spartizione delle Nazioni Unite, adottato dall'assemblea Generale come Risoluzione 181 il 29 novembre 1947.


La distruzione dei villaggi palestinesi
L’espulsione dei palestinesi avvenne con la forza, i loro villaggi distrutti, le loro terre confiscate. Di tutto ciò Israele ha cercato di farne sparire le tracce, sia dalla memoria storica che dal territorio. In alcuni villaggi i sionisti si resero colpevoli di stragi.
Deir Yassin
Tantura
Bassa
A seguire Lydd e Ramla (luglio 1948)
Dawaymeh e Salfad (ottobre 1848)
Nella cartina sono riportati i villaggi palestinesi spopolati nel 1947 - 1949

Deir Yassin
Il 9 aprile 1948 l’Irgun e la banda Stern occuparono il villaggio di Deir Yassin. Entrati nel villaggio, i soldati spararono sulle case con le mitragliatrici, uccidendo molti abitanti tra cui donne e bambini. Le persone ancora in vita furono radunate in un posto e ammazzate a sangue freddo. Il 10 aprile il “New York Times” riporta il massacro:
«Gerusalemme 9 aprile – Forze estremiste ebree paramilitari dell’Irgun Zwai Leumi e del gruppo Stern hanno catturato oggi il villaggio di Deir Yassin situato alla periferia ovest di Gerusalemme. In un combattimento da casa a casa gli Ebrei hanno ucciso più di 200 arabi, metà dei quali donne e bambini».
Tantura
Il 22 maggio 1948 l’antico villaggio fu attaccato di notte da una brigata dell’IDF. Tutti gli uomini furono radunati sulla spiaggia dove un ufficiale dei servizi segreti israeliani e un collaboratore locale incappucciato selezionarono alcuni uomini – per l’esercito israeliano “uomini significava maschi dai 10 ai 50 anni -  che vennero giustiziati. Questi però non furono i soli uomini ad essere giustiziati, prima di procedere alla selezione gli occupanti si erano lasciati ad uccisioni sfrenate nelle case e nelle strade. Secondo testimoni ebrei e palestinesi a Tantura si contarono 150-200 vittime palestinesi.
Bassa
Il villaggio oppose resistenza, per questo motivo gli ebrei punirono ulteriormente il villaggio. Secondo testimoni oculari i soldati israeliani ordinarono a tutti i giovani di radunarsi davanti a una delle chiese dove furono fucilati. Al massacro fece seguito la distruzione totale del villaggio. Fu risparmiata solo una chiesa. Oggi si possono ancora intravedere alcune case recintate da filo di ferro in un campo non coltivato ed espropriato dagli ebrei.

A completamento dell’operazione
Dopo l’armistizio del 1949 prosegue il saccheggio di Israele con l’espropriazione delle terre e del denaro dei palestinesi, con la dissacrazione dei luoghi santi (molte moschee vengono distrutte o trasformate in attività commerciali), con la trasformazione di villaggi palestinesi in luoghi ebrei “antichi” e solo per ebrei, con la creazione di nuove foreste quasi tutti piantate sui resti dei villaggi e delle proprietà palestinesi.

Contesto internazionale
L’Inghilterra, durante tutto il suo mandato, aveva adottato una politica favorevole all’emigrazione ed agli insediamenti ebraici in Palestina e non era mai intervenuta in difesa dei profughi soggetti agli attacchi dei sionisti. L’ONU aveva cercato un compromesso, ma non teneva in debito conto la realtà della Palestina ed i diritti dei suoi abitanti. Gli USA appoggiarono apertamente la formazione dello stato di Israele. Gli stati europei, dopo l’Olocausto, appoggiavano gli ebrei nel tentativo di creare lo stato d’Israele.

Conclusione
L’esodo del popolo palestinese è stato il primo atto di una grande tragedia, iniziata nella prima metà del XX secolo, che si protrae ancora oggi. Il conflitto israeliano palestinese è irrisolto e costituisce un pericolo per tutti. I contendenti non sono in grado di dialogare e risolve il conflitto. Cultura, società, religione, nazionalismo sono inconciliabili. Negli anni si sono accumulati odio, ingiustizie e crimini. Le risoluzioni dell’ONU sono state (Risoluzione 181 sulla spartizione delle terre in Palestina, Risoluzione 194 sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi) e rimangono inascoltate.

Oggi i profughi sono circa 4,7 milioni, distribuiti tra i 59 campi profughi palestinesi ufficiali riconosciuti dall’UNRWA su terra palestinese (27 campi: 19 in Cisgiordania e 9 nella Striscia di Gaza) e nei Paesi arabi (12 in Libano, 10 in Siria e 10 in Giordania).

Nota: Il contenuto di questo articolo si basa, per quanto riguarda i fatti storici, sulla lettura del libro di Ilan Pappe “La pulizia etnica della Palestina” edito da Fazi Editore.

Sandro
Luglio 2015

Saturday, June 27, 2015

FRANCESCA

L’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo risale a 2000 anni fa. A prescindere dalle prove storiche di questo evento, rimane il fatto che con Gesù è nato il Cristianesimo, il cui simbolo è la croce. Il messaggio di questa religione è fare il bene guidati dalla bontà e dall’amore. Il Cristianesimo sostiene che “la realtà primaria” Dio si è incarnato in Gesù di Nazareth per far conoscere agli uomini la sua essenza spirituale, che è appunto il bene. La vita, passione, morte di Gesù Cristo sono la testimonianza ed il simbolo della “realtà secondaria”, il destino a cui sono soggetti gli uomini di questo mondo.
Molte persone, hanno vissuto, vivono e soffrono portando sulle loro spalle una croce pesante come quella di Gesù Cristo. Per queste persone, oppresse da una sofferenza ingiusta, incomprensibile e senza speranza la vita è martirio. Quale è il senso della loro vita? Ebbene io credo che queste persone nascono, vivono non per loro, ma per noi. Ci fanno riflettere su quanto è grande e preziosa la nostra vita, e capire il dovere che abbiamo di utilizzare questa opportunità unica, nel miglior modo possibile, seguendo l’insegnamento di Gesù, a fin di bene.

 Francesca era una di queste persone, ammalatasi di anoressia all’età di 18 anni e stata condannata alla sofferenza fino alla sua morte, avvenuta all’età di 45 anni, a maggio del 2015. Era mia nipote!

All’inizio dell’anno 2015 io a Francesca avevamo deciso di creare un Blog, uno spazio in cui potesse esprimere i suoi pensieri e riflessioni, dare sfogo al suo dolore ed alle sue paure. Avevamo scelto anche un nome “Ombrasullanima”, gli eventi hanno interrotto questo piccolo progetto! Francesca ha avuto solo il tempo di scrivere due articoli (post), sono quelli qui riportati.


OMBRASULLANIMA
Post #1
Per molti versi i disturbi dell’alimentazione sono una elaborazione logica di un idea culturale. Fino all’età di 18 anni tutta la mia vita è trascorsa in maniera normale, scuola, liceo, un individuo sereno con le mie problematiche adolescenziali. Non potevo certo immaginare che la realizzazione di non essere riuscita a diventare me stessa mi abbia portato nel baratro della malattia. La grande maggioranza di chi ne soffre ne è tormentata per il resto della propria vita. Si può mutare comportamento, cambiare opinioni su se stessi e sul proprio corpo, rinunciare ad affrontare il mondo. Si può imparare che si preferisce essere inumano piuttosto che un fragile guscio di essere umano. Si può guarire, dimenticare mai. Non ho mai avuto un rapporto normale con il mio corpo. Mi è sempre sembrata un’entità strana ed estranea. Non credo che sia esistito un solo momento in cui non ne ho avuto la percezione. Da che posso ricordare ho sempre avuto la coscienza della mia corporeità, della mia posizione nello spazio. Non mi piaceva essere toccata perché lo desideravo troppo. Volevo essere abbracciata forte per non andare a pezzi.
Francesca
15-03-2015

Post #2
Da bambina ero sempre vagamente inquieta come se qualcosa di oscuro o spaventoso mi minacciasse. Mi sembrava di vivere in un luogo profondo colmo d’acqua silenzioso e freddo.
So che c’è stato un periodo in cui le cose andavano bene. Andavo in montagna, scivolavo lungo i pendii coperti d’erba. Non ricordo un infanzia caotica, la definirei caotica solo in prospettiva. Non sapevo mai in quali rapporti ero con gli altri, che cosa avrebbero fatto, sarebbero rimasti o se ne sarebbero andati via? Sarebbero stati in collera o cattivi o felici o affettuosi. Nella mia mente i colori di quel periodo sono il verde degli alberi e delle colline e il caldo, un caldo incredibile. Non fu un infanzia infelice, ma inquietante. Mi sentivo come se stessi vivendo e al tempo stesso osservando la mia vita desiderosa di entrarci, ma spaventata da ciò che desideravo. In effetti tutta la mia vita è stata così, entrare e uscire dal mondo quotidiano affascinata e spaventata dalla sua sensualità.
I paralleli con il mio approccio al cibo e al corpo sono stupefacenti, bulimia abbuffarsi di cibo, anoressia rifiutare il cibo per abbuffarsi della fame stessa. Se mi preparo un panino e lo mangio esattamente in venti bocconi, non uno di più non uno di meno sarò felice, se i bocconi saranno di più sarò triste. I miei sistemi, la disposizione precisa degli oggetti sul comò, alcuni animali di peluche investiti di poteri magici mi prendevano, il modo di percorrere una strada, i comportamenti alimentari accennati già da piccola (numero bocconi, dimensione dei bocconi), masticare funzionavano da cuscinetto tra me e il mondo.
La gente mi rendeva ansiosa, preferivo buttarmi a capo fitto nello studio, o rimanere nella mia stanza rannicchiata in un angolo del letto con un libro. Volevo mantenere tutto sotto controllo. Il mondo fuori dalla mia stanza mi appariva seducente, affascinante ma molto pericoloso. Rifiutavo semplicemente di alzare lo sguardo su un mondo che sembrava dilatare le mie pupille costringendomi a socchiudere gli occhi per sfuggire al bagliore.
Ripensandoci oggi il problema fu il comportamento manifestatosi da una serie di fatti contradditori.
La mia era una famiglia apparentemente perfetta, eravamo noi quattro al mondo. E per la maggior parte del tempo eravamo davvero molto uniti, ma ci disturbava la instabilità delle cose. Tutto continuava a capovolgersi, bastava il più piccolo urto e la famiglia perfetta esplodeva, la squadra si frantumava in molteplici squadre, i giocatori passavano da una parte all’altra.
Non auguro a nessuno il mio viaggio attraverso quell’inferno luccicante come una casa con gli specchi. Non auguro a nessuno le sue amare conseguenze, la fase che non è possibile prevedere, quando si sta male non auguro a nessuno il corpo danneggiato, la tentazione costante, la realizzazione di non essere riusciti a divenire se stessi, la paura si debba ricominciare da capo.

Francesca
30-04-2015

Un messaggio ed un monito a noi Francesca l’ha lasciato. Malgrado tutto, malgrado le difficoltà della vita noi siamo nella possibilità di operare per il bene. Questo è il privilegio che noi abbiamo e da questo deriva un preciso dovere e l’obbligo di farlo questo bene. Ce lo dice Francesca che avrebbe voluto una vita come la nostra e gli è stata negata.

Sandro
27-06-2015

Monday, February 16, 2015

Il racconto delle sabbie

I Sufi mistici dell’Islam per avvicinarsi a Dio svilupparono tre percorsi: la mistica dell’amore, dell’estasi e dell’intuizione. Il misticismo intuitivo si esplica nella dottrina del Fana’ (estinzione). Secondo i Sufi una volta estinta la coscienza di se stessi, quale sé separato sazio di progetti individuali, la visione dell’essere svuotata dell’io, avrebbe mostrato null’altro che Dio. “Il racconto delle sabbie” esemplifica la dottrina del Fana’, la   trascendenza in Dio, del sé finito.

"Nato da remote montagne, un fiume solcò molte regioni per raggiungere finalmente le sabbie del deserto. Provò a superare quest’ostacolo così come aveva fatto con gli altri, ma si accorse che, man mano che scorreva nella sabbia, le sue acque sparivano.
Era convinto, tuttavia, che era un suo desiderio attraversare quel deserto, eppure non ci riusciva…
Fu allora che una voce nascosta, proveniente dal deserto stesso, mormorò:
«Il vento attraversa il deserto; il fiume può fare altrettanto».
Il fiume obiettò che, sebbene si lanciasse contro la sabbia, l’unico risultato era di esserne assorbito, mentre il vento poteva volare e, quindi, attraversare il deserto.
«Lanciandoti nel tuo solito modo, il, deserto non ti permetterà di attraversarlo. Potrai solo sparire e diventare una palude. Devi permettere al vento di trasportarti fino a destinazione».
«Ma come è possibile?».
«Lasciandoti assorbire dal vento».
Era un’idea inaccettabile per il fiume. In fin dei conti, non era mai stato assorbito prima d’ora. Non voleva perdere la sua individualità: una volta persa, come essere sicuri di poterla ritrovare?
La sabbia rispose:
 «Il vento svolge questa funzione: assorbe l’acqua, la trasporta al di sopra del deserto, poi la lascia ricadere. Cadendo sotto forma di pioggia, l’acqua ridiventa fiume».
«Come posso sapere che è la verità?».
«È così. Se non ci credi, potrai solo diventare una palude, e anche per questo ci vorranno anni e anni; e, comunque non sarai più un fiume».
«Ma non posso rimanere lo stesso fiume?».
«In entrambi i casi non puoi rimanere lo stesso fiume».
Rispose il mormorio,
«la parte essenziale di te viene portata via e forma un nuovo fiume. Oggi porti questo nome perché non sai quale parte di te è quella essenziale».

Queste parole risvegliarono certi echi nella memoria del fiume. Si ricordò vagamente di uno stato in cui egli – o forse una parte di sé – era stata nelle braccia del vento. Si ricordò anche – ma era veramente un ricordo? – che questa era la cosa giusta, e non necessariamente la cosa più ovvia da fare. Allora il fiume innalzò i suoi vapori nelle braccia accoglienti del vento. Questi, dolcemente e senza sforzo, li sollevò e li portò lontano, lasciandoli ricadere delicatamente non appena giunsero la cima di una montagna molto, molto lontana.
Ed è proprio perché aveva dubitato, che il fiume poté ricordare e imprimere con più forza nella sua mente i dettagli della sua esperienza.
«Si, ora conosco la mia vera identità». Si disse.
Il fiume stava imparando. Ma le sabbie mormoravano:
«Noi sappiamo, perché lo vediamo accadere giorno dopo giorno e perché noi, le sabbie, ci estendiamo dal fiume alla montagna».

Ecco perché si dice che la via che permette al fiume della vita di proseguire il suo viaggio è scritta nelle sabbie.

Idries Shah
I racconti dei Dervisci

Sandro
16 febbraio 2015

Sunday, August 31, 2014

The GAZA war 2014



The Israeli-Palestinian conflict
The map shows the territory of Israel, the West Bank, the Gaza Strip and the Golan heights. The West Bank together with the Gaza Strip constitutes the "Palestinian territories". This is the geographical scene of the Arab-Israeli conflict that has lasted almost 100 years. The territorial boundaries defined by the Rhodes Arab-Israeli armistice agreements of 1949 are red marked.
In the summer of 2014 a new war was started, another episode of the endless series of conflict between Israeli Arabs and Palestinians.
 
The 2014 GAZA war
The armed conflict between Gaza and Israel began on July 8, 2014 and lasted 29 days, it was triggered by two tragedies, the kidnapping and killing of three young Israeli settlers, and the killing of a Palestinian boy for revenge. From these facts, the political calculus and barbarism have triggered a new war. Launching of rockets by Hamas-Palestinians against Israel, and aerial bombardment of Gaza followed by the Israeli ground troops invasion.
On August 5, when the two sides agreed to a first truce, the tragic result of one month of hostility is 1,850 Palestinians killed and 9,500 casualties. The UN estimates that between these there are at least 1,312 civilians, including 408 children and adolescents and 214 women. Israel's military dead are 64, and three civilians were killed by rockets fired from the Gaza Strip. For one Israeli 27 Palestinians killed!
Ca. 485. 000 refugees are forced to leave their homes, to take refuge in UNRWA schools or by friends or relatives. The provisional estimate of the damage caused by the bombing amounted to $ 5 billion.
Once again, the world is witness of a new act of a never ending tragedy. Dismay is strong, the television images of civilian casualties and the destruction is tormenting. UN,  USA and Europe condemn the conflict, they act through diplomatic channels, but no one can stop the demon of war.
The never-ending conflict 
At the root of the Palestine-Israel conflict is the clash of two reasons: the right of two populations who compete for the same territory. Facts have proved that these two populations are not able to dialog, every initiative failed, the parties have not been able to find a solution to the conflict. Their most extreme factions at political level block every peace initiative. Too much hatred and desire for revenge have been accumulated. The moderate forces, the more civilized, more educated and wise are in the minority.
In face of this tragedy without end, the most developed and powerful nations of the world and those who claim a leadership role, those who feel to be civilized, those who are responsible for the balance of the world, are not able to act. And they are forced to do so because they are indirectly involved with their geo-politic and economic interests in the conflict.
Who has made the Israeli army one of the most powerful in the world? From where are the F16 aircraft, the combat helicopters, the smart bombs, the drone and all the other hi-tech war equipments? Who finance HAMAS and has supplied kalaschnikov machine guns and long-range rockets?
The unresolved Palestinian problem, with its continuous wars, is a cancer that threatens to propagate worldwide, destroying everything. Evidence of the facts is: the intensification of the conflict between Arab and Western cultures, the extremist-Islam and international terrorism.  
The wise people opinion 
Regarding the situation in Israel and Palestine, David Grossman, one of the most famous and important writers of Israel, in an essay argues that Israelis and Palestinians run the risk of dying of suffocation in a bubble of hatred and violence:
"In this tumour bubble, brutal and without hope, both parties are right. Both hears the law of evil, the law of force, of war, revenge and hatred "
D.Grossman imagines both Israelis and Palestinians convicted in a Dante's Inferno, and represents them as a pair of desperate people who drag a huge millstone, that runs perpetually destroying and overwhelming their innocent victims.
The Israeli government has never been able to enter into negotiations for peace because it is controlled by right-wing extremists, the settlers and the religious fundamentalists. The Israeli people have lost the sense of reality because they are prisoner of fear, they are surrounded by enemies and remember the sufferings of the Jews in the history. The hope is that the more moderate and wise forces in Israel are able to enforce the message that peace can only be achieved through dialogue, compromise and recognition of Palestinian rights. As long as Gaza is an open air prison, a “Lager”, there will be no security for the Israelis. As long as the Jewish settlements are occupying the Palestinian land, Israel will have no future.
Zeev Sternhell Holocaust survivor, former professor at the Hebrew University of Jerusalem and eminent scholar, shares the thought of David Grossman. He argues that the occupied Palestinian territories were colonized by Israel, implementing a regime of Apartheid. Gaza has been transformed into a giant internment camp, a concentration camp. According to him the only solution of the conflict is the creation of two independent states, each with its own territory and its population. Israelis and Palestinians must recognize territorial boundaries as those defined by the Arab-Israeli armistice agreements of Rhodes in 1949. These agreements put an end to the Arab-Israeli war of 1948 and established the armistice lines that have been observed up to the Six Day War of 1967.
We are at a "zero" point 
It's time to stop! The civilized world should no longer tolerate the Israeli-Palestinian conflict and must impose peace. The common European opinion can be resumed at some fixed points:
Israel has to end with a policy of colonization of Palestine and the Apartheid regime imposed on the Palestinians.
Israel has to lift the blockade of Gaza, now reduced in a concentration camp.
Israel has to cease with the policy of the Jewish settlements in the territories of Palestine.
Israel has to withdraw from the territories occupied in the Six-Day-War and recognize the borders established in the agreements of 1949.
Israel has to accept the establishment of an independent and sovereign Palestinian State west of the Jordan River.
From their part, the Palestinians have to recognize that:
Israel has the right to exist as an independent state within the boundaries assigned by the agreements of 1949.
Terrorism must be banned as a method of political pressure.
Conclusion 
The monologue disguised as dialogue, in which Israelis and Palestinians speak only with themselves and listen only to their own reasons, must be broken. To do this an external multilateral intervention  is necessary, the conflict is not local and represent a global danger, a danger to everyone in the world.
Sandro
September 01, 2014

Tuesday, August 26, 2014

La guerra di GAZA 2014



Il conflitto israelo-palestinese

Sulla cartina sono riportati il territorio d’Israele, la Cisgiordania (West Bank), la striscia di Gaza e le alture del Golan. La Cisgiordania assieme alla striscia di gaza costituisce i „Territori palestinesi“. Questa è la scena geografica del conflitto arabo-israeliano che dura ormai da quasi 100 anni. In rosso sono riportati i confini  territoriali definiti dagli accordi  d’armistizio arabo-israeliano di Rodi del 1949.
Nell’estate del 2014 è scoppiato un nuova guerra, che si aggiunge alla serie interminabile dei conflitti tra israeliani arabi e palestinesi.

La guerra di GAZA
Il conflitto armato tra Gaza ed Israele iniziato l‘8 luglio 2014 e protrattosi per 29 giorni è stato innescato da due tragedie, il rapimento ed uccisione di tre giovani coloni israeliani, e l’uccisione per vendetta di un ragazzo palestinese.  Da questi fatti, il calcolo politico e la barbarie hanno innescato una nuova guerra. Lancio di razzi da parte dei palestinesi di Hamas contro Israele, e bombardamento aereo di Gaza seguito dall’invasione delle truppe terrestri israeliane.
Il 5 agosto quando le due parti hanno accettato una prima tregua, il bilancio di un mese di ostilità è di 1.850 i palestinesi uccisi (9.500 i feriti). L’Onu stima che tra questi vi siano almeno 1.312 civili, tra i quali 408 bambini e adolescenti e 214 donne. Tra i militari di Israele i morti sono 64, ai quali si aggiungono tre civili uccisi dai razzi lanciati dalla Striscia. Per un israeliano 27 palestinesi uccisi!
I profughi costretti a lasciare le loro case per rifugiarsi nelle scuole gestite dall’UNRWA oppure presso amici o parenti sono stati ca. 485.000. La stima provvisoria  dei danni causati dai bombardamenti ammonta a 5 miliardi di dollari.
Ancora una volta il mondo assiste ad un nuovo atto di una tragedia senza fine. Lo sgomento è forte, le immagini televisive delle vittime civili e della distruzione è straziante. L‘ ONU, l’USA, l’Europa  condannano il conflitto, agiscono per via diplomatica, ma nessuno riesce a fermare il demone della guerra.

Il conflitto senza fine
Alla radice dell’irrisolto conflitto Israele-Palestinese c’è lo scontro di due ragioni, il diritto di due popoli che si contendono lo stesso territorio.  I fatti hanno dimostrato che questi due popoli non sono in grado di dialogare, ogni iniziativa è fallita, le parti in causa non sono state capaci di trovare una soluzione ad un conflitto che dura da 100 anni. Le loro fazioni più estreme bloccano a livello politico ogni iniziativa di pace. Si è accumulato troppo odio e desiderio di vendetta. Le forze moderate, quelle più civili, più colte ed illuminate sono in minoranza.
Di fronte a questa tragedia senza fine, le nazioni più sviluppate e potenti  del mondo, quelle che pretendono un ruolo guida, quelle che si sentono portatrici di civiltà e di progresso, quelle che hanno  responsabilità  per l’equilibrio mondiale, stanno praticamente a guardare. E sono costrette a farlo perchè sono indirettamente coinvolte, con i loro interessi geo-politici ed economici nel conflitto.
Chi ha fatto dell’esercito israeliano uno dei più potenti del mondo? Da dove vengono gli aerei F16, gli elicotteri da combattimento, le bombe intelligenti, i drohne e tutte le altre diavolerie della guerra hi-tech? Chi finanzia ed ha fornito ad HAMAS i mitra kalaschnikov ed i razzi di lunga gittata?
L‘irrisolto problema palestinese, con le sue continue guerre,  alimenta un cancro che da locale rischia di propagarsi nel mondo e distruggere tutto. Lo dimostrano i fatti:  l’accentuarsi del conflitto tra le culture arabo ed occidentali, le perversioni estremiste dell’Islam ed il terrorismo internazionale. 
 
L’opinione dei giusti
Riguardo alla situazione in Israele e Palestina David Grossman, uno dei più noti ed importanti scrittori d’Israele, in un essay sostiene che israeliani e palestinesi corrono il rischio di morire soffocati in una bolla d’odio e di violenza:
„In questa bolla tumorale, brutale e priva di speranza, entrambi i contraenti hanno ragione. Entrambi  ascoltano la legge del male – la legge della forza, della guerra, della vendetta e dell‘odio“
Per lo scrittore  israeliani e palestinesi sono  dei condannati in un inferno dantesco, li rappresenta come una pariglia di disperati che trascina un’enorme pietra da macina, che gira perennemente  distruggendo e travolgendo vittime innocenti.
Il governo israeliano non è stato mai capace di avviare negoziati per la pace perchè subisce l’influenza degli estremisti di destra, dei coloni e dei fondamentalisti religiosi. Il popolo israeliano ha perso di vista la realtà perchè prigioniero della paura, si vede circondato da nemici ed è memore delle sofferenze e dei torti subiti nella storia. La speranza è che le forze più  moderate e sagge presenti in Israele riescano ad imporre il messaggio: la pace può essere raggiunta solo con il dialogo, il compromesso ed il riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Fin quando Gaza sarà una prigione a cielo aperto, un lager, per gli israeliani non ci sarà  sicurezza. Fin quando non cesseranno gli insediamenti ebraici in terra palestinese, Israele non avrà futuro.  
Zeev Sternhell sopravvissuto all’Olocausto, già professore alla università ebraica di Gerusalemme ed eminente studioso, si associa al pensiero di David Grossman. Egli sostiene che i territori palestinesi occupati sono stati colonizzati da Israele, attuando un regime di Apartheid. Gaza è stata trasformata  in un gigantesco campo d’internamento, un Lager. A suo avviso la sola soluzione al conflitto è la creazione di due stati indipendenti, ognuno con il proprio territorio e la sua popolazione.  Israeliani e Palestinesi debbono riconoscere come confini territoriali quelli definiti dagli accordi  d’armistizio arabo-israeliano di Rodi del 1949. Questi accordi misero fine alla guerra arabo-israeliana del 1948 e stabilirono le linee d’armistizio che sono state rispettate fino alla guerra dei sei giorni del 1967.

Siamo arrivati all’ora „zero“
È ora di smetterla! Il mondo civilizzato non deve più tollerare il conflitto israelo-palestinese e deve imporre la pace. Nell’opinione europea si possano determinare dei punti fermi:
- Israele deve cessare con la politica di colonializzazione della Palestina ed il regime di Apartheid imposto ai palestinesi.
- Israele deve togliere il blocco di Gaza, ridotta oggi in un Lager.
- Israele  deve cessare con la politica degli insediamenti ebraici nei territori palestinesi.
- Israele deve ritirarsi dai territori occupati con la guerra dei sei giorni e riconoscere i confini stabiliti negli accordi del 1949.
- Israele deve accettare la costituzione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano a ovest del fiume Giordano.
Da canto loro i Palestinesi devono riconoscere:
- Che Israele ha il diritto di esistere come stato indipendente, entro i confini assegnatoli dagli accordi del 1949.
- Che il terrorismo deve essere bandito come metodo di lotta armata.

Conclusione
Il monologo travestito da dialogo in cui israeliani e palestinesi parlano solo con se stessi e conoscono solo le loro ragioni deve essere spezzato. Per far questo occorre un intervento esterno multilaterale, poichè il conflitto è solo apparentemente locale, e rappresenta un pericolo globale, un pericolo per tutti coloro che nel mondo hanno il diritto di vivere in pace.

Sandro
27 agosto 2014